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Le tue intenzioni sono encomiabili ma a mio avviso non realistiche. Questa affermazione si basa su quanto accaduto nei due Corsi di Milano sulle prove in situ in cui sono stato tra i Relatori (23 Settembre e 2 Dicembre scorsi). Entrambi i corsi hanno avuto successo di critica (apprezzamenti spero sinceri ricevuti nel corso delle presentazioni confermati dall’esito delle schede di gradimento compilate dai partecipanti). Per quanto mi concerne ho parlato solo ed esclusivamente di esperienze personali (casi di studio) ed ho consegnato, in proposito, una documentazione credo completa ed esaustiva. Nonostante mi sia raccomandato, concludendo i miei interventi, di interpellarmi per eventuali dubbi o/e soluzioni alternative od anche per segnalarmi errori che potrei avere commesso, non ho ricevuto a tutt’oggi alcun avviso in merito a testimonianza del fatto che la documentazione citata o è andata a finire direttamente nel cestino oppure è stata dimenticata in un angolo, ciò che è ancora peggio perché è l’indifferenza l’atteggiamento che più ferisce (ho impiegato 120 ore per assemblare le presentazioni e mi chiedo seriamente se ne sia valsa la pena). Ora, se questo è il comportamento di chi partecipa ai Corsi, puoi immaginare che accoglienza avrebbe uno di questi che proponesse degli esami finali! Sono quindi della stessa opinione del collega che si firma “soilrock” (ho tuttavia qualche dubbio sulla validità della citazione “se avessi voluto fare l’operaio non mi sarei laureato” visto che nel nostro mestiere si imparano un sacco di cose da chi esegue materialmente le indagini geognostiche , i pali ,etc.) perché anch’io reputo che la partecipazione ad un Corso debba essere sentita come esigenza professionale (nel senso di scambio di opinioni con i colleghi) e non come mezzo per raggranellare i crediti APC obbligatori come le mie recenti esperienze in merito mi fanno piuttosto pensare.
Gianni Togliani
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Sono quindi della stessa opinione del collega che si firma “soilrock” (ho tuttavia qualche dubbio sulla validità della citazione “se avessi voluto fare l’operaio non mi sarei laureato” visto che nel nostro mestiere si imparano un sacco di cose da chi esegue materialmente le indagini geognostiche , i pali ,etc.)
Eh eh. Concordo assolutamente. Ma la citazione è corretta. Non ti laurei per fare l'operaio. Uno dei grossi problemi che ho con i tecnici con cui lavoro e che addestro è fargli capire che, anche se sono in cantiere e anche se, appararentemente, stanno facendo le stesse cose che fanno gli operai (durante certe fasi delle prove), NON sono operai e NON devono agire come tali. Ma è molto difficile trovare personale che si adatti a sporcarsi le mani quando serve senza spegnere il cervello.
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Nonostante mi sia raccomandato, concludendo i miei interventi, di interpellarmi per eventuali dubbi o/e soluzioni alternative od anche per segnalarmi errori che potrei avere commesso, non ho ricevuto a tutt’oggi alcun avviso in merito a testimonianza del fatto che la documentazione citata o è andata a finire direttamente nel cestino oppure è stata dimenticata in un angolo, ciò che è ancora peggio perché è l’indifferenza l’atteggiamento che più ferisce (ho impiegato 120 ore per assemblare le presentazioni e mi chiedo seriamente se ne sia valsa la pena).
Gianni, premesso che io sono intervenuta in merito ai tuoi interventi al Corso di Milano e che ci siamo sentiti prima e dopo via mail, credo che quando ci troviamo numerosi è difficile interloquire con il relatore e reputiamo scomodo che la discussione avvenga solo tra l'unico che fa domande e il relatore stesso. Lo scambio di opinioni e la partecipazione attiva può avvenire per piccoli gruppi che affrontano lo stesso problema e ne discutono con il relatore...è qui che accendiamo il cervello (che brutta immagine...mi tocca, vista la risposta di soilrock) .... anch’io reputo che la partecipazione ad un Corso debba essere sentita come esigenza professionale (nel senso di scambio di opinioni con i colleghi) e non come mezzo per raggranellare i crediti APC obbligatori come le mie recenti esperienze in merito mi fanno piuttosto pensare. Era la prima volta che ti venivo a sentire e, da parte mia, se solo avessi voluto accumulare crediti, non avrei affrontato spesa Corso+disagi di trasferimento. Ti garantisco che non mi sono pentita.
The road not taken (Robert Frost)
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Se questo "elenco" deve essere posto a servizio degli utenti (possibili committenti) ritengo che bastino le "Pagine Gialle" o al massimo l'elenco di "iscritti all'Ordine". Sono assolutamente contrario a qualsiasi tipo di classifica o graduatoria da fornire al pubblico. Lederebbe il principio della libera concorrenza e del libero mercato.
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Io mi attendo che l'Ordine sorvegli sia sui principi che tu citi, ma anche sulla qualità della professione. Senza alcuna intenzione punitiva, sapendo che è in atto una svendita totale della nostra professione (il veneto sembra l'ombelico del mondo...ma non credo proprio) e che i nomi sono conosciuti, trovo che l'Ordine sia l'unico ente cui mi posso rivolgere per far valere/difendere la mia dignità di professionista. Mi aspetto dunque che ci riesca attraverso vari strumenti. Il servizio "trova un geologo" può essere uno di questi, anche se ammetto, molto delicato.
The road not taken (Robert Frost)
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Io credo che non ci si renda conto delle implicazioni a cui si andrebbe incontro, anche di ordine legale prima che deontologico. Uno strumento del genere è attaccabile sotto ogni profilo (imho :-) ).
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ok, se me lo dici tu, mollo l'osso  devi spiegarmi però che significa "imho"...ha un vago sentore di vasca..
The road not taken (Robert Frost)
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Può un ordine stilare la classifica dei geologi buoni e cattivi? Quanto sarebbe obbiettiva? Sulla base di cosa dovrebbe essere giudicata la capacità di un geologo? Chi si assumerebbe la responsabilità di giudicare i colleghi?
Proprio non mi convince.
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macchè buoni e cattivi.. Secondo te, aver seguito gli APC può essere un elemento di valorizzazione? Per me, sì (imvho)
...vedi, soilrock: ho imparato..ma senza il tuo aiuto, non era così ovvio
The road not taken (Robert Frost)
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