NOI CHE le relazioni le scrivevamo con la macchina da scrivere utilizzando fogli lucidi e le correzioni le facevamo grattando con la lametta;
NOI CHE le sezioni stratigrafiche le disegnavamo con la china e dopo attaccavamo i retini adesivi;
PER NOI CHE il tecnigrafo non era un ripiano per appoggiare materiale ma un tavolo per disegnare;
NOI CHE tutto il giorno in cantiere eravamo costretti a pagare una segretaria per rispondere al telefono;
NOI CHE quando arrivò la telefonata in cui chiesero se avevamo un numero di FAX facemmo un giro di telefonate fra i colleghi per chiedere che cosa fosse il FAX;
PER NOI CHE la superficie di rottura era una ed una soltanto e coincideva con quella che avevamo disegnato con il compasso per effettuare una verifica di stabilità con il metodo delle strisce tracciate con la squadretta;
NOI CHE abbiamo passato gran parte del tempo della nostra giovinezza a pestare materiale per il passante per i limiti e la sedimentazione;
NOI CHE piazzavamo le sveglie davanti alle scatole di taglio e vivevamo in attesa che il numero letto fosse minore o almeno uguale al precedente;
NOI CHE la retta inviluppo la disegnavamo con la matita e di angolo di attrito e coesione esisteva un solo valore e con quello si progettavano le fondazioni degli edifici;
NOI CHE disegnavamo prima un lucido, poi tiravamo un radex e poi la copia su carta e se alla fine scoprivamo un errore eravamo disposti anche al suicidio pur di non rifare tutto daccapo;
NOI CHE andavamo in cantiere con il rullino da 12 (max 24 nei lavori importanti);
NOI CHE facevamo la geoelettrica con un gruppo elettrogeno trasportato per i campi da due aiutanti;
PER NOI CHE nella sismica a rifrazione l’arrivo delle onde S sul display è stato sempre un mistero glorioso e risolvevamo con il rapporto magico di RADICAL 3;
NOI CHE ………………………..