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Salve, volevo chiedere: tanto con il criterio di Hoek & Brown quanto con quello di Barton-Bandis si arriva alla determinazione dei valori di coesione ed angolo di attrito. Ma come si fa a determinare a sua volta gli stessi valori per condizioni di picco e residue?
...grazie

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ullallà Diga, la domanda non è chiarissima ma provo a spiegarmi. L'angolo di attrito residuo (che in via generale e solo generale può essere assimilato a quello di base) è il punto di partenza e non di arrivo del criterio di resistenza (ricordati Hoek e Brown per ammassi e Barton Bandis per discontinuità). Si determina in laboratorio, su campioni segati o per altra via. Per un calcare ad esempio è circa 30-32°. Gli amici sopra hanno poi tentato di adattare il loro criterio di resistenza in termini di Mohr Coulomb (angolo d'attrito e coesone) attraverso una regressione lineare (visto che il loro metodo non lo era). Con questo metodo si determinano angoli e coesioni di picco o meglio istantanei perchè dipendono dallo sforzo normale. La condizone di picco è data da tanti fattori: ponti di roccia, piani interstrato cemenati, rugosità JRC, ecc.
Quando usare l'uno o l'altro è stato ogetto di varie discussioni nel forum a cui ti rimando
ciao

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Grazie geodario...il problema è questo: ho a che fare con un fronte roccioso (di scavo) e dopo aver fatto il rilievo geomeccanico devo fare l'analisi di stabilità del fronte. Vorrei farla sia in condizioni di picco che residue. Da dove ricavo allora i valori di coesione ed angolo di attrito per farlo? Bieniawski da quello che so è solo indicativo, pertanto vorrei utilizzare il criterio di rottura di Hoek e Brown visto che l'ammasso con cui ho a che fare è fratturato al punto da poter essere considerato omogeneo a grande scala, ma ritengo opportuno anche caratterizzare le discontinuità con Barton-Bandis e infine ricavare i "c" e "phi" secondo Mohr-Coulomb come suggerisce il Bruschi in "Meccanica delle Rocce". Insomma le vorrei provare tutte per assicurarmi che anche i risultati peggiori sono sufficienti a garantire la stabilità. Spero di essermi spiegato chiaramente. Grazie.

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Non puoi usare a tuo piacimento per star tranquillo tutti i metodi del mondo, ognuno è stato predisposto per rispondere a determinate problematiche e condizioni.
Mi sa che hai parecchia confusione nella testa....il Bruschi è solo un libro con tante nozioni......ma nello specifico.....non sviluppa nulla....ecco perchè non sai come muoverti......

Confermo il consiglio di Geodario, fatti un po' di giri sul geoforum.....e spazia oltreoceano.....buona parte dei testi e articoli è purtroppo in lingua inglese.....


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Diga, se l'ammasso roccioso è isotropo alla scala di interesse come dici, con almeno 4-5 sets di discontinuità allora non c'è dubbio che il metodo di H-B con l'indice GSI è adatto.

Per sicurezza, al phi e c' ricavato con H-B paragona il phi-c' ricavato con Beniawski (RMR puro senza i fattori di inclinazione degli strati), dato che le NTC richiedono comunque la descrizione di distanza, apertura, stato e riempimenti delle discontinuità.

Se valuti ci siano uno o due sets particolarmente sfavorevoli allora decade l'assunzione di isotropia e dovresti utilizzare Barton-Bandis su quelle discontinuità.

Sono d'accordo che usare tutti i metodi ha poco senso. Dovresti chiarire quali sono le condizioni che governano la stabilità e utilizzare i parametri pertinenti.

Il phi_cv solo se c'è già stato movimento o se rilevi o sospetti in maniera fondata una situazione di strain al piede della parete tale che si sia innescata una rottura progressiva.


"Data speak for themselves" -Reverend Thomas Bayes 1702-1761
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Grazie don chisciotte...so bene che non è deontologicamente elegante provarle tutte per stare tranquilli, ma io sto parlando di una situaizone IN DIVENIRE quindi mi sto preparando alle possibili alternative. Ho fatto un primo rapido sopralluogo e ho visto che l'ammasso mi sembra molto fratturato e per molti versi "omogeneamente" fratturato perciò sarei orientato ad utilizzare Hoek-Brown, ma non mi sento di escludere che, nei prossimi giorni che ci farò il rilievo, magari io possa notare che è più appropriato Barton-Bandis per la presenza di due o tre set dominanti....insomma...vedrò. Stavo solo parlando in maniera del tutto preventiva e so bene che molte cose si trovano in inglese piuttosto che in italiano. Ho solo voluto chiedere come faccio a trovare i valori di picco dell'angolo di attrito (la coesione, se c'è già stato movimento si suppone nulla) da utilizzare nelle procedure di calcolo della stabilità del fronte, dal momento che i valori di phi che si ricavano con Bieniawski (che secondo alcuni sono di picco) mi sembrano poco affidabili. Per tale motivo utilizzerò o Barton-Bandis oppure Hoek-Brown a seconda di quello che verificherò sul posto, ma in entrambi i casi mi servirebbe sapere quali sono i phi di picco, perché quelli che ricavo sono solo "nominali" se così si può dire...ammetto di non essere un decano, ma dall'altro lato vorrei approfittare della vostra disponibilità per trarre utili consigli che spesso non si trovano sui libri. Perciò vi ringrazio e spero che possiate essermi d'aiuto.

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Grazie mccoy, in effetti avevo proprio pensato di confrontare i valori c e phi di bieniawski (che comunque dovrò fare per classificare la qualità dell'ammasso roccioso) con quelli di H-B o B-B, a seconda del metodo che sceglierò...ripeto: devo ancora fare il rilievo geomeccanico, quindi devo ancora decidere quale dei due è più appropriato.
Ma, scusandomi se sembro ancora poco chiaro, quello che chiedo è: indipendentemente dal metodo che uso, io ricaverò dei valori di c e phi....quando farò le analisi di stabilità però, avrò bisogno non di c e phi qualunque, ma di quelli di picco (e residui)...come faccio a determinarli?
purtroppo mi cimento in questo settore da poco, perciò chiedo gentilmente il vostro prezioso aiuto...e se emerge qualche confusione a livello teorico accetto di buon grado qualche dritta...di solito cerco di essere preparato bene a quello che affronto ma se c'è qualcosa di sbagliato non ho problemi ad ammettere eventuali mie mancanze e ad accogliere consigli.

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non è solo di quello (c e phi) che ti devi preoccupare. prima costruisci un modello rottura a partire dalle famiglie indivisuate e poi riportalo su una sezione orientata ripetto alle discontinuità. poi considera l'acqua e i cosidetti "key block" che ti possono aiutare a definri altri modelli di rottura (crolli). poi puoi fare le scelte sia con barto bandis che con coulomb.


michele conti
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Bieniawski e HB correlano le proprietà ai parametri di picco di Mohr e coulomb.

Il freeware Roclab della rocsience fornisce Phi_p e c_p in funzione del confinamento, indicato come altezza della parete rocciosa, la teoria è illustrata nel PDF che accompagna il freeware.

Per il phi_cv potresti, ad esempio, ricavare 2 lastre di roccia con scabrosità rotte e inclinarle finchè scorrono, misurandone l'angolo di inclinazione.

La stessa cosa viene fatta su campioni di roccia tagliata come dice geodario, ma qui avresti un phi di base che è rappresentativo di superfici molto lisce, l'analogo del phi residuo in terreni.

Ma perchè questa fissazione con il phi_cv senza apparente motivo?


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Originariamente inviato da: michelec
non è solo di quello (c e phi) che ti devi preoccupare. prima costruisci un modello rottura a partire dalle famiglie indivisuate e poi riportalo su una sezione orientata ripetto alle discontinuità. poi considera l'acqua e i cosidetti "key block" che ti possono aiutare a definri altri modelli di rottura (crolli). poi puoi fare le scelte sia con barto bandis che con coulomb.


Questa è la strategia da seguire se l'ammasso non può essere considerato isotropo, ed è anche la strategia 'classica' ante metodo di HB (il quale metodo però viene citato, in embrione, nel classico 'Rock slope engineering' di Hoek & Bray - non Brown!)


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