Ti ringrazio per aver difeso il Corso di Jesi dal ferocissimo quanto virtuale assalto di Don Chisciotte ed avermi anche inopinatamente inserito nel novero delle persone “carismatiche”.
Figurati che dopo il corso in questione un collega mi ha scritto definendomi addirittura un "artista" perché, pur non essendo un pari grado, ho avuto la faccia tosta di contestare certi atteggiamenti ed abitudini degli Accademici motivandone le ragioni.
Questo il suo sillogismo: essendo la critica in se stessa un'arte, almeno secondo Oscar Wilde, tu sei allora un artista a pieno titolo.
Non ti nascondo che entrambi gli accostamenti mi hanno lasciato piuttosto perplesso perché non sono riuscito a capire dove finisse il complimento e iniziasse lo sfottò.
Abbandonando le amenità e venendo al sodo queste sono le informazioni supplementari sul Corso di Jesi che spero convinceranno Don Chisciotte a sviare le sue attenzioni su Dulcinea:
-il Corso era dedicato agli iscritti dell’Ordine dei Geologi delle Marche e quindi le distanze da percorrere per la maggior parte delle persone non erano certamente proibitive;
-il costo del Corso era di 60€ ed ha dato anche il diritto alle 200 persone circa che vi hanno partecipato ad un “businnes lunch” di 3 portate + bevande alcoliche e non;
-i partecipanti si sono portati a casa, solo per quanto mi riguarda, un bottino di 293 diapositive di cui 183 relative a “case histories” riguardanti, quasi esclusivamente, esperienze personali;
-il mio compenso è stato fissato in 250€ per le 2.5 ore di docenza + l’ospitalità per il giorno prima ed il giorno del Corso [ho doverosamente rinunciato al rimborso delle spese di viaggio (risiedo a Lugano) perché ho approfittato dell’occasione per visitare le Marche con mia moglie].
Visto quanto sopra mi sembra evidente che un relatore non è sicuramente mosso da sete di denaro o di gloria ma soprattutto da spirito di servizio.
Purtroppo la dottrina andreottiana (a pensar male si fa peccato ma spesso ci si indovina) ha ammorbato le coscienze di tutti e si guarda oramai con sospetto a qualsiasi iniziativa anche se con chiare e trasparenti finalità “benefiche” (mi riferisco in special modo ai colleghi con minore esperienza che, frequentando corsi a carattere eminentemente pratico come appunto quello di Jesi, hanno la possibilità di verificare quale sia il corretto approccio alla professione, a mio avviso il solo modo per minimizzare gli errori).


Gianni Togliani