Il mio punto di vista (ovviamente parzialissimo) è che abbiamo problemi dall'esterno e dall'interno: nel primo caso sono convinto che il nostro lavoro è sottovalutato, per cui si è costretti a lavorare a prezzi decisamente incompatibili (penso che pochi colleghi si rendano conto di quello che EFFETTIVAMENTE gli rimane in tasca a fine anno). A questo si aggiunge poi il problema sempre più pesante del recupero dei crediti: il lavoro ci sarebbe pure ma prendere i soldi diventa uno sforzo ulteriore, che andrebbe monetizzato: tant'è che molti colleghi sono costretti a rivolgersi ad avvocati o ad agenzie di recupero crediti.
Tra i problemi interni abbiamo la concorrenza sleale (fatta da chi svende la professione perché evade, altrimenti ci troveremmo di fronte a tanti benefattori, o perché vende fumo) e dalla poca lungimiranza dei colleghi, che guardano solo al proprio orticello, senza un minimo di prospettiva.
Il tutto è ingigantito dalla crisi attuale e da quella del settore edilizio, ma anche qui dovremmo capire che non possiamo pretendere di campare sempre sulla geologia applicata alle costruzioni, di consumare all'infinito il territorio.
Queste cose le ho realizzate qualche anno fa, quando mi sono reso conto che dipendevo dagli incarichi che l'ingegnere o il geometra amico mi procurava, relativi sempre più spesso alla costruzione di pseudo-annessi agricoli (che poi diventano magicamente dei villini) che stano deturpando le nostre campagne. Oramai anche questo mercato, come mi aspettavo, è bello che esaurito. Il settore geofisico (in primo luogo ricerche d'acqua) invece soffriva delle sempre minori richieste da parte del pubblico e del privato.
Fatto sta che ho dedicato tutte le mie energie nel procurarmi una situazione alternativa ed ora ho chiuso la partita IVA, iniziando un'esperienza come dipendente di una ditta geofisica.
E' ovvio quindi che la mia visione sulla libera professione è decisamente pessimistica, ma penso che si può sperare di uscirne fuori in un solo modo: imponendo un rigoroso controllo a valle dei nostri lavori. E' spiacevole, ma temo che non ci sia alternativa.
Lo so che la maggioranza dei colleghi vede questo come un sopruso, un'invadenza da parte di chi dovrebbe controllare, ma la mia attuale attività mi ha confermato che il problema è semplicemente uno: il nostro committente spesso non è in grado di valutare la qualità del nostro lavoro, per cui l'hanno sempre vinta i colleghi che si svendono. Infatti adesso lavoro per una ditta che elabora dati geofisici raccolti da prospezioni aeree, non siamo molti nel mondo. Allora mi sono chiesto:"Ma chi fissa qui le parcelle ? Come hanno fatto a regolamentare il mercato ?" E' ovvio che anche qui ci sono i venditori di fumo, eccome !, ma la differenza sta nel fatto che i nosri committenti sono o un servizio geologico nazionale o una grossa compagnia mineraria, che hanno la capacità di distinguere il lavoro fatto bene (e che ovviamente costa di più) dalla monnezza, perché ci sono colleghi che sono in grado di valutare. Basterebbe quindi trasferire al lavoro professionale questo concetto per migliorare la situazione e in tale prospettiva, penso che l'attuale CNG si stia invece muovendo nella giusta direzione: prima che siano altri a valutare il nostro lavoro, perché non ce la sbrighiamo fra colleghi ?
Su come poi organizzare quseto tipo di controllo va ragionato con estrema cautela, evitando soprusi, ma temo che sia l'unica strada percorribile se si vuole che la libera professione sopravviva