Ciao a tutti, ho appena letto le varie questioni,e polemiche relative al rischio che la figura del geologo venga notevolmente ridotta.
Premetto che non conosco bene il D.P.R. n. 328/2001, ma volevo fare alcune semplici considerazioni in merito al "conflitto" tra geologo e' ingegnere.
Il fatto che non siamo mai stati ben visti da molti ingegneri e' una cosa ben nota, ma vorrei sottolineare che cio' e' anche imputabile alla figura del geologo, inteso come professionista, che sino a 20-25 anni fa'era quasi assente; anzi il geologo era visto, forse a ragione, piu' come un esperto in cio' che concerne i processi e l'evoluzione della terra, senza precise conoscenze tecnico-applicative.
Bisogna essere obbiettivi e consapevoli che la Geotecnica e' una materia ingegneristica, cosi' come Fondazioni, e spesso come geologi non abbiamo una preparazione tecnica adeguata, principalmente per colpa dei corsi universitari, che a mio parere dovrebbero creare e incentivare la figura del "Engineering Geologist", che non e' assolutamente la traduzione di geologo applicato.
Io sto facendo a mie spese, e con grosssi sacrifici, un Master in Geological Engineering, negli Usa, e mi sono piu' volte chiesto come mai in Italia, dove esistono tutte le problematiche geologiche o meglio i "Geological Hazards" non si e' mai pensato di formare un corso di laurea in tal senso, visto che esiste in moltissimi paesi.
Con questo non voglio assolutamente sminuire la figura del Geologo, a cui mi sento di appartenere, ma e' pur vero che ci sono molti geologi, che avendo passato l'esame di stato, ritengono di poter preparare una relazione geotecnica, addentrandosi anche in calcoli su fondazioni o stabilita' di versanti con modellazioni numeriche, che per tradizione culturale appartengono al settore ingegneristico.
Purtroppo paghiamo la scarsa preparazione tecnica, che viene in parte colmata dopo molti anni di esperienza e/o di studio in modo del tutto autodidatta.
E' altrettanto vero che ci sono molti Ingegneri, che solo perche' nobilitati dal titolo, pensano di poter fare una relazione geotecnica o un'analisi di stabilita', avendo dato 1 solo esame di geotecnica e non avendo nessuna conoscenza geologica.
Quando lavoravo in uno studio di geologia, ho avuto piu' volte l'impressione che le relazioni fossero considerate dagli ingegneri come una rottura burocratica e quindi, non meritevoli di essere lette.
Purtroppo manca spesso in Italia una serieta'e una visione obbiettiva delle cose, per cui gli Ingegneri sparano a zero sui geologi e viceversa, mentre sarebbe utile un serio confronto.
Secondo il mio punto di vista, dovrebbero esserci delle "certificazioni", tipo iso… che dimostrino, attraverso i lavori fatti, il curriculum e/o la preparazione tecnico-scientifica adeguata (attraverso corsi universitari di specializzazione), le conoscenze geologico-tecniche per determinate problematiche, ovvero lavori di una certa complessita’ (grossi sbancamenti, frane di una certa entita’ e altro) in cui e’ richiesta un’attenta analisi geologico-tecnica.
E’ ovvio che non e’ cosi’ semplice creare delle categorie di lavori “semplici” o “complessi”, ma poiche’ non si puo’ separare in modo netto la relazione geologica da quella geotecnica, occorre una migliore preparazione e una visione geologico-ingegneristica, senza creare per forza di cose dei limiti specifici di competenza, tra ingegnere e geologo
Nel mio caso ad esempio,(mi sono laureato a Genova con una tesi "classica" di rilevamento petrografico) anche se ho dato l'esame di stato e 2 corsi di geotecnica ad Ingegneria, ritengo di avere una preparazione non adatta ad affrontare problematiche geologico-geotecniche di una certa complessita'.
Il sistema di insegnamento anglosassone del "Geological Engineering" crea un tecnico con forti basi ingegneristiche ma improntato su base geologica. E’ ovvio che l’esperienza gioca forse al 55%, ma senza delle buone e valide basi non si puo’, secondo me, predendere di fare crescere la nostra professione.
A parte questo attacco frontale dell'Ordine degli Ingegneri,che ovviamente non condivido,vorrei sottolineare che questa situazione di conflittualita',va' comunque ricercata a monte.
In primis l'Universita' stessa, che ad esclusione di qualche raro caso, continua a spingere per la figura del classico geologo (anni 70), non inteso insenso negativo, ma fuori dalla realta' attuale.
Inoltre a molti professori, fa' forse comodo mantenere questa situazione e spesso non capiscono o fanno finta di non capire che i tempi sono cambiati e la maggior parte dei geologi segue la libera professione, e quindi servono tecnici, con preparazione geologica e solide basi di ingegneria.
Non e' pensabile poter fare un analisi seria di stabilita' di un pendio o di un'ammasso roccioso, senza avere delle buone conoscenze di geotecnica, meccanica delle rocce, meccanica dei materiali e quant'altro, che viene insegnato da anni nei corsi di Ingegneria Geotecnica.
Inoltre, e' abbastanza noto che per poter prendere il lavoro, vengono spesso applicate delle tariffe ridicole, senza nessuna prova e con dati dubbi.
E' altresi’ inutile scrivere in una relazione 5-6 pagine di inquadramento geologico strutturale o inserire dati e tabelle derivanti da prove senza poi analizzarle e commentarle.
In tutto questo gli ingegneri hanno buon gioco a sminuire il lavoro del geologo.
Questo non giova ai molti professionisti seri e alla categoria, ma se si vuole veramente cercare di valorizzare la figura del Geologo, occorre un impegno, un'analisi critica e seria, che coinvolga tutti i vari attori, Universita', Ordine dei Geologi, cercando anche delle discussioni con l"ordine degli Ingegneri.
Fare il "muro contro muro" non serve a nessuno e non porta a mio avviso da nessuna parte.
Mi scuso se mi sono dilungato e forse sono stato ripetitivo.
Un saluto comunque a tutti i geologi
LUCA