Sull'ultimo numero appena giuntomi, comunque settembre 2005, compaiono fortunatamente per noi ben due articoli sulla sismica, in particolare uno dal titolo: Stratigrafia sismica passiva: una nuova tecnica accurata, veloce ed economica, Silvia Castellaro, Francesco Mulargia, Luca Bianconi. UniBo.
http://www.consiglionazionalegeologi.it/DOCEXT/15/076-102_ART_CASTELLARO.pdf Poichè la rivista non offre uno spazio per la discussione degli articoli, come ad esempio le riviste anglosassoni, mi permetto di segnalare qui alcuni punti di discussione, che continuano un mio primo intervento su un articolo comparso l'anno scorso sullo stesso tema, sperando di non incorrere nuovamente nelle ire degli autori (poi rientrate credo). Il vantaggio del forum è che la discussione segue a breve la pubblicazione.
Si pubblicizzano i risultati ottenuti con uno strumento tascabile innovativo il TROMOGRAFO, che a quanto pare è uno strumento per misurare i microtremori, ed è costruito in Italia
http://www.tromino.it/Italiano/index.htm La squadra che ne propone l'uso non è composto da sprovveduti:
http://ibogfs.df.unibo.it/user6/www_data/whoare1.html Voi capite bene che se la cosa ha appena una minimo di fondamento, e non faccio fatica a crederlo, in questo momento, in cui la caratterizzazione della Vs30 nonché della suscettività alla amplificazione sismica di un sito, sono all’ordine del giorno della attività professionale. L’articolo e l’oggetto in se diventano molto importanti.
Se ho capito bene tramite i microtremori lo strumento misura le frequenze di risonanza delle varie unità litologiche, sino ad una discreta profondità. Ma non capisco come si associa a una certa discontinuità stratigrafica a profondità nota una certa frequenza?
“…è sufficiente effettuare una misura HVSR in un punto in cui siano note le discontinuità stratigrafiche e usare le frequenze di risonanza trovate e le profondità degli orizzonti associati per trovare la VS, sempre tramite la formula [fr = VS1/(4 h)].”
Forse bisogna postulare che la Vs aumenta con la profondità? In questo caso il postulato è sbagliato. Perché a noi professionalmente interessa proprio certificare che non esistono inversioni di profondità entro i 30m.
In attesa di una risposta, saluto tutti.
PS
Mi permetto di segnalare agli autori che il caso 2 (Un problema di geologia applicata classico: terreno di fondazione di un edificio in dissesto a Vodo di Cadore) non è trattato in maniera corretta, non è possibile descrivere prove penetrometriche SPTC (termine tecnico inesistente) riferendo le misure alla q ammissibile degli Olandesi. Si tratta probabilmente di prove DPSH (terminologia EC7) o SCPT (terminologia AGI da abbandonare) che devono essere illustrate necessariamente utilizzando il numero dei colpi dichiarando massa battente e altezza di caduta oppure ricorrere alla meno utilizzata resistenza dinamica all’avanzamento. Mi stupisce che chi ha validato l’articolo non l’abbia segnalato agli autori che essendo geofisici non erano tenuti a saperlo. Diciamo che se l’articolo girerà per il mondo questa parte risulterà poco comprensibile e comunque non condivisibile.