Originariamente inviato da: mccoy


Esatto, i laboratoristi si basano generalmente sulla consistenza ma
il professionista conosce o dovrebbe conoscere le tensioni alle quali verrà sottoposto, secondo il progetto, il terreno.


Ci sono però 2 ordini di problemi:
1. se il progetto ancora non è definito, magari non è noto ancora il livello tensionale
2. in molti, moltissimi casi manca una formazione degli stessi geologi, con il rischio (a parere mio) che piano piano, ora che se ne sentono la responsabilità (gli ing. sono convinti di questo) siano direttamente gli ing. che vogliano disporre di queste scelte.
La nostra figura vedrà secondo me, tranni pochi picchi, un declino nell'ambito delle costruzioni, se non ci "aggiorniamo" su tali problematiche. Purtroppo me ne stanno capitando in questi giorni sotto mano esperienze di questo tipo. Ed è un peccato perchè molto spesso vedo presunzione da parte degli ing.

Originariamente inviato da: mccoy

Però, i risultati dovuti alle diverse interpolazioni possono essere enormemente differenti tra di loro, chi ci ha provato se ne rende conto. Basta vedere cosa succede imponendo, con gli stessi 3 dati, l'intercetta a zero o farla scegliere all'algoritmo. Cambia tutto.

Oltre al fatto che per es. la prova di taglio ha delle problematiche insite nella tipologia di prova (e credo che tutti sapete quali sono) e che spesso se viene eseguita su campioni sovraconsolidati c'è il rischio di sovrastima c' sottostima fi', insomma un sacco di cose che il laboratorista non può valutare e non deve.


Impara l'arte e mettila da parte!