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Dove sono finiti i messaggi di ieri relativi alle parcelle delle relazioni geologiche-geotecniche?
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Caro Fossano, ti dò una risposta su cui mi sentirei di scommettere qualcosina. I messaggi sono stati tolti perché tu non avresti dovuto fare la domanda, visto che c'è un tariffario che parla chiaro, perché qualcuno poteva ingenuamente autodenunciarsi attraverso la sua risposta e perché dal complesso dei messaggi emergeva una contraddizione con le indicazioni degli Ordini che non è bene pubblicizzare. Meglio toglierli; giusto così. Un piccolo rammarico ce l'ho: ribadire la necessità di applicare il tariffario è sacrosanto, da parte dell'Ordine, ma seppellisce una difficile questione e un'articolata realtà che invece sarebbe bene discutere a viso aperto e capire nella sua complessità. Magari un giorno se ne creeranno le condizioni, magari invece la liberalizzazione arriverà prima a cancellare un'occasione.
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Allo stato delle attuali norme chi dichiara di non attenersi al minimo tariffario si autodenucia e rischia il deferimento all’ordine. E qualcuno più realista del re probabilmente lo si trova. Quindi bene ha fatto il moderatore a cancellare i generosi ma imprudenti interventi. Il problema però resta, ed è una delle cose più delicate delle quali discutere. Ora coesistono due condizioni antitetiche. La prima è formata da un mercato “protetto dallo Stato ad accesso limitato” dove le uniche variabili significative sono costituite dalle norme che obbligano ad acquisire la prestazione solo dal “professionista – concessionario pubblico”. La seconda dal mercato, che offre un compenso in qualche modo proporzionato alla prestazione fornita, o meglio all’utilità che l’acquirente presume che questa abbia nel compimento dell’opera, giusta o sbagliata che sia tale valutazione. Di questo bisogna parlare perché mi pare ipocrita negare la predominanza nel mondo reale delle condizioni “di mercato”, ed attribuire al tariffario il ruolo salvifico di garante della corretta remunerazione del professionista e contemporaneamente dell’elevata qualità della prestazione. Ricordo che il tariffario non è istituito nell’interesse del professionista, ma a garanzia del cliente, che pagando un corrispettivo elevato si assicura contemporaneamente l’onestà intellettuale e l’elevata qualità specialistica della prestazione. Garantisce l’Ordine. Ci vogliamo credere? Non sono sufficienti le cronache degli ultimi 20 anni a far dubitare dell’efficacia degli organi di controllo? Aggiungo che a mio parere il tariffario, per la sua natura formale, è inadatto a cogliere l’essenza della prestazione professionale, il cui contenuto reale è dato da dettagli difficili da cogliere, dall’attenzione a particolari poco evidenti ma di rilevanti conseguenze tecniche ed economiche. Evidentemente propendo per lasciare la questione al mercato, che almeno nel nostro caso non è costituito da povera gente incompetente (come accade nel rapporto del cittadino con i notai, i medici, gli avvocati, ma anche con le banche, i grandi enti etc.), ma da studi di progettazione, imprese di costruzione ed enti pubblici che hanno capitali e capacità di discernimento. Altro discorso è chiedersi perché ancora buona parte degli operatori ritengano solo un dispendio di soldi l’indagine sui terreni. Ma, appunto, è un altro discorso. Mi fermo qua per non farla troppo lunga.
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Iscritto: Oct 2005
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Caro Scotti, hai descritto la questione con una chiarezza tale da aiutarmi a focalizzarne gli esatti termini. Non so quale possa essere la soluzione migliore dei problemi che poni e che credo molti professionisti vivano, ma quanto vorrei che il tuo intervento sollevasse un dibattito (nelle mie speranze sereno, aperto e proficuo) anche nelle sedi istituzionali sul rapporto effettivo tra mercato e professione. Chissà che - alla fine - non si possa delineare una soluzione, ma questa volta vera, buona per tutti e che non ci faccia trovare impreparati di fronte all'eventuale liberalizzazione.
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Massimo Online17,513 Jul 9th, 2026
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