Originariamente inviato da: Stefano Tucci
Occorrerebbe sentire pareri legali in merito ma tutta la vicenda mi pare altamente intrisa di ABUSO DI POSIZIONE DOMINANTE concessa da un decreto ministeriale...che ne penserebbe l'Europa?...come riuscirebbe a dimostrare il ministero che per fare un buco certificato occorre avere i capannoni, le trivelle (almeno 2) ecc ecc...
Siamo sicuri che l'approccio legale seguito, e cioè il discutere sul sesso degli angeli, in situ o non in situ sia corretto?
Occorre andare alla radice del principi ed attaccarlo sui suoi deboli cardini e cioè che ci si deve poter certificare anche con un solo penetrometro o con un solo carotiere.

Che ne pensate di questo approccio?


Tempo fa sul Geoforum, un collega (forse Ivan ?) fece notare che l'Art.1 del Decreto sulle liberalizzazioni minava alla base tutta la storia delle certificazioni:

Art. 1 (Liberalizzazione delle attività economiche e riduzione degli oneri amministrativi sulle imprese)

1. ....in attuazione del principio di libertà di iniziativa economica sancito dall’articolo 41 della Costituzione e del principio di concorrenza sancito dal Trattato dell’Unione europea, sono abrogate, dalla data di entrata in vigore dei decreti di cui al comma 3 del presente articolo e secondo le previsioni del presente articolo:

a) le norme che prevedono limiti numerici, autorizzazioni, licenze, nulla osta o preventivi atti di assenso dell’amministrazione comunque denominati per l’avvio di un’attività economica non giustificati da un interesse generale, costituzionalmente rilevante e compatibile con l’ordinamento comunitario nel rispetto del principio di proporzionalità

Secondo me anche questo potrebbe essere un buon punto di partenza