Mi piacerebbe rispondervi ma io non conosco la zona né sono un sismologo, ho seguito il corso di Sismologia (ma il voto non lo ricordo) e ho letto in seguito parecchi libri.

Già l'identificazione di faglie sepolte non è una cosa semplice ma, penso, il problema maggiore è che non sappiamo esattamente in che stato tensionale sono e che resistenza hanno. Tornando all'esempio del legno di balocco è un pò come se avessimo il nostro legno stretto in una morsa e chiuso in una scatola. Le informazioni che abbiamo sono gli scricchiolii e gli schiocchi che registriamo in superficie e delle informazioni che approssimativamente possono essere comparate a delle radiografie, più o meno sfocate. Poi ci sono i sondaggi diretti, cioè delle trivellazioni, che però sono informazioni mooolto puntuali, come una puntura di spillo.
Sappiamo anche, più o meno, di quanto si sta chiudendo la morsa ora, diciamo gli ultimi dieci anni, ma non sappiamo di quanto si è chiusa nei secoli scorsi. Abbiamo registrazioni degli schiocchi degli ultimi 20 anni ma di quelli dei secoli precedenti abbiamo solo le date e scarse informazioni sui danni che hanno provocato.
Da queste informazioni noi dovremmo capire quand'è che scatterà il prossimo schiocco.

La domanda che si è posta robby me la sono posta anche io. Forse perché non sono del campo ma mi sembra che da quando ho studiato io non ci siano state grandi scoperte. Ma è una mia impressione. Quello che so è che le informazioni che vengono raccolte e analizzate oggi sono nettamente migliori di quelle di solo 10 anni fa.

Alla commissione viene chiesto un parere o giudizio, non so. Io non credo che abbiano informazioni maggiori di quelle che possono essere reperite in rete, probabilmente hanno più esperienza.

Aggiungo un link del blog di Marco Cattaneo, l'attuale direttore della rivista Le Scienze
Repetita Juvant
Si tratta di un post che era stato già pubblicato nel 2009, dopo il sisma dell'Abruzzo con il titolo "Il terremoto che verrà. Domani" e che Cattaneo ripropone dopo il sisma dell'Emilia.