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.......al limite su un forum di psichiatria.
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Interessante ...da leggere con calma. Approccio diverso. grazie
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Condivido molte delle vostre perplessità anche sulle terminologie geologiche, ma i sismologi in quanto a terminologie geologico-strutturali e tettoniche, sono su un'altro pianeta... (senza offesa Prof.)
Con il termine di "rottura di una faglia" probabilmente intendevano la riattivazione di una faglia esistente oppure la formazione di una nuova faglia. Sinceremente è mio pensiero la prima ipotsi ma credo che sia il pensiero della commissione sulla seconda ipotesi.
Il modello del tavolo di leglo fratturato (balocchi e non balocco, credo sia quello che maggiormente possa spiegare anche questo.
Da quello che ho capito io il tavolo si è rotto in un punto e poi la faglia si è prapagata ad est in direzione Ferrara ma poi si è bloccata. I nuovi terremoti del 29 maggio hanno rotto il segmento della stessa faglia più a ovest fino a Novi di Modena. I terremoti di assestamento dei giorni sucessivi evidenziano una maggiore concentrazione nel segmento occidentale dove scosse con magnitudo inferiore a 3, assestano l'area. Diversa è la condizione di stress tettonico nel settore orientale dove non ci sono molti terremoti di assestamento e quindi in quel settore lo sforzo si stà immagazinando... credo che sia questo il loro ragionamento con le loro concluisioni che tutti sapete.
Quindi la nostra tavola fratturata si continua a fratturare nel settore occidentale, con eventi sismici di M<3 (terremoti di assestamento) fino ad un suo riequilibrio, mentre nel settore orientale la faglia è ferma e le poche scosse di assestamento che consentono una riattivazione della faglia, ma non consentono un rilascio di energia sufficente a stabilizzare l'area.
Io interpreto le parole della commissione in questo modo.
Quello che succederà in futuro non lo sa neppure la Commissione e secondo me il loro cinismo vuole dirci che "lo hanno comunicato... non si sa mai..." visto che non è possibile definire l'ora il giorno e il luogo di eventuali terremoti che si sfilupperanno in futuro.
Ultima modifica di balocchi; 11/06/2012 17:02.
Paolo
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Iscritto: Feb 2007
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OP
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Condivido molte delle vostre perplessità anche sulle terminologie geologiche, ma i sismologi in quanto a terminologie geologico-strutturali e tettoniche, sono su un'altro pianeta... Con il termine di "rottura di una faglia" probabilmente intendevano la riattivazione di una faglia esistente oppure la formazione di una nuova faglia... Quello che succederà in futuro non lo sa neppure la Commissione e secondo me il loro cinismo vuole dirci che "lo hanno comunicato... non si sa mai..." visto che non è possibile definire l'ora il giorno e il luogo di eventuali terremoti che si sfilupperanno in futuro.
La faglia in realtà ha uno status ambiguo, è il luogo di propagazione della frattura, ma non è una disconuità nel tempo tra due terremoti (altrimenti la deformazione non sarebbe bloccata). Un terremoto non è solo onde elastiche, è amche attrito, circolazione di fluidi, possbile ricementificazione della frattura nel lungo termine... Vedere una faglia nuova è possibile ma deve essere un evento rarissimo (Christchurch, forse). Guardatevi una animazione della sequenza e si vede che il 5.1 tra Finale e Ferrara ha prodotto pochissimi aftershocks rispetto alle atre zone. Non mi sembra così assurdo indicare quell'area come la prioritaria per gli interventi di protezione civile (agibilità e quant'altro).
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Vedere una faglia nuova è possibile ma deve essere un evento rarissimo (Christchurch, forse). Qualcuno mi illumina su questa?
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Iscritto: Jun 2012
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Condivido molte delle vostre perplessità anche sulle terminologie geologiche, ma i sismologi in quanto a terminologie geologico-strutturali e tettoniche, sono su un'altro pianeta... Con il termine di "rottura di una faglia" probabilmente intendevano la riattivazione di una faglia esistente oppure la formazione di una nuova faglia... Quello che succederà in futuro non lo sa neppure la Commissione e secondo me il loro cinismo vuole dirci che "lo hanno comunicato... non si sa mai..." visto che non è possibile definire l'ora il giorno e il luogo di eventuali terremoti che si sfilupperanno in futuro.
La faglia in realtà ha uno status ambiguo, è il luogo di propagazione della frattura, ma non è una disconuità nel tempo tra due terremoti (altrimenti la deformazione non sarebbe bloccata). Un terremoto non è solo onde elastiche, è amche attrito, circolazione di fluidi, possbile ricementificazione della frattura nel lungo termine... Vedere una faglia nuova è possibile ma deve essere un evento rarissimo (Christchurch, forse). Guardatevi una animazione della sequenza e si vede che il 5.1 tra Finale e Ferrara ha prodotto pochissimi aftershocks rispetto alle atre zone. Non mi sembra così assurdo indicare quell'area come la prioritaria per gli interventi di protezione civile (agibilità e quant'altro). Quindi, se capisco bene: un terremoto di magnitudo elevata determina la rottura di una faglia e rilascia una quantità di energia che però non esaurisce quella immagazzinata in quel punto. Per stabilizzare l'area, sono 'necessari' gli aftershock, spesso di magnitudo moderata, che rilasciano l'energia residua gradualmente e consentono di ripristinare un certo equilibrio (che durerà fino al successivo mailshock, in base ai tempi di ritorno dell'area). A fronte di un mainshock e di una scarsità di aftershock, abbiamo un evento di rottura, ma non abbiamo invece le premesse per un nuovo equilibrio. Cioè: la faglia si rompe, rilascia energia ma non tutta. E l'area non si stabilizza, anzi... resta come un funambolo che cammina sul filo senza rete sotto. In questo caso, però, la mia domanda è: l'energia liberata con la scossa delle 4.03 del 20 maggio non ha nulla a che fare con quella liberata con il 5.1 delle 15 circa del 20 maggio? cioè, quello che non capisco è come si distribuisce l'energia accumulata nella faglia.
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Iscritto: May 2010
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Io utilizzo altri termini, ma credo siamo sulla stessa lunghezza d'onda...
Una faglia quando si genera parte da un punto che generalmente è l'ipocentro di un terremoto. Da quel punto la frattura si propaga per deformazione progressiva. Concordo che una faglia non si forma in un istante ma servono tanti istanti infinitesimi per definire una deformazione finita che noi osserviamo attualmente...
Concordo anch sul fatto che ci possa essere stato una cementazione, ma non parlo di faglia di neoformazione, ma di riattivazione di una faglia esistene che si è cementata. Potrebbe esserci anche il solo attrito ma trattasi sempre di una faglia esistente che si è mossa...
Potrebbe parlarsi di una faglia di neoformazione solo se abbiamo la certezza che la nuovaa faglia si sia formata in luoghi dove la litosfera sana, priva di discontinuità tettoniche.
Insomma io credo che quel termine che la Commissione ha usato è poco chiaro "rotto la faglia" io parlerei di riattivazione di una faglia... chiedo se la terminologia della Commissione non sia utilizzata in sismologia... in Geologia Strutturale e Tettonica non l'ho mai sentita...
Certo la priorità deve averla tutta la zona interessata dal terremoto e in particolare quelle zone a maggior rischio sismico... in fin dei conti la commissione ha informato chi di dovere... in questo modo non finisce come nel 2009... "azione mirate alla riduzione della vulnerabilità del patrimonio edilizio"
Forse sono un po' polemico ma io mi sono rotto di vedere gente che scarica il barile e nessuno si assume le proprie responsabilità...
Paolo
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della sequenza e si vede che il 5.1 tra Finale e Ferrara ha prodotto pochissimi aftershocks rispetto alle atre zone. Non mi sembra così assurdo indicare quell'area come la prioritaria per gli interventi di protezione civile (agibilità e quant'altro). ma insomma volete proprio che torni qui? ma se non torna proprio non è meglio per tutti? che si deve fare per far gli scongiuri antiterremoto? io intanto continuo a dormire in macchina... UFF!
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Iscritto: Jun 2012
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Da che mondo e' mondo io ho sempre visto un'unica faglia ( la sto sempflicando) che viene via via riattivata. Non pensiamo che a ogni scossa si crei sempre una rottura...di che?! con la creazione di una nuova faglia. Le faglie sono come cattedrali, immense e continue nel tempo. Le scossettine ( scusate per chi le ha purtroppo provate) sono come i fedeli che entrano ed escono sul sagrato. Possono fare rumore, ma non modificano la struttura della cattedrale. Basta vedere una growth fault e ci si rende conto che li, e solo li, si e' scaricata l'energia ed innescato il fenomeno di displacement verticale che ha condizionato la deposizione di , talora, migliaia di metri di sedimenti ( milioni di anni).
Ultima modifica di rogergreen; 12/06/2012 03:54.
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Balocchi, scusami per aver storpiato il tuo nick.
Credo che nessun sismologo, quando parla di "rottura di una faglia", pensi ad una faglia di neoformazione. Però io no parlerei neanche di riattivazione. Se una faglia cede, significa che ha accumulato tensione, che non magari non vediamo o misuriamo, per cui non era disattiva ma sempre attiva.
Le due facce dovrebbero essere bloccate fra loro da attrito, alla ricementazione non avevo pensato però. Mi ha ricordato di esperimenti dove si arrivava alla fusione del campione. Però si trattava di dischi sotto una pressa e messi in rotazione l'uno rispetto all'altro. Simulare correttamente una faglia è complicato! Sembra poi che il lavoro meccanico e l'aumento di temperatura liberino anidride carbonica. Alcune faglie invece di bloccarsi pare scorrano lentamente (credo si dica in modo asismico).
Come avevo già scritto e da qualche milioncino di anni che l'Africa spinge per cui credo sia difficile che si possa osservare una faglia mentre si forma. Certo è che ci deve essere stato un momento quando si sono formate ma credo che sia molto lontano nel tempo.
Balocchi, il modello di legno però ha un paio di difetti: è omogeneo e ha zone di rottura preferenziali. Ma non me ne viene in mente uno migliore che sia altrettanto semplice da immaginare.
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