Balocchi, scusami per aver storpiato il tuo nick.

Credo che nessun sismologo, quando parla di "rottura di una faglia", pensi ad una faglia di neoformazione. Però io no parlerei neanche di riattivazione. Se una faglia cede, significa che ha accumulato tensione, che non magari non vediamo o misuriamo, per cui non era disattiva ma sempre attiva.

Le due facce dovrebbero essere bloccate fra loro da attrito, alla ricementazione non avevo pensato però. Mi ha ricordato di esperimenti dove si arrivava alla fusione del campione. Però si trattava di dischi sotto una pressa e messi in rotazione l'uno rispetto all'altro. Simulare correttamente una faglia è complicato!
Sembra poi che il lavoro meccanico e l'aumento di temperatura liberino anidride carbonica.
Alcune faglie invece di bloccarsi pare scorrano lentamente (credo si dica in modo asismico).

Come avevo già scritto e da qualche milioncino di anni che l'Africa spinge per cui credo sia difficile che si possa osservare una faglia mentre si forma. Certo è che ci deve essere stato un momento quando si sono formate ma credo che sia molto lontano nel tempo.

Balocchi, il modello di legno però ha un paio di difetti: è omogeneo e ha zone di rottura preferenziali. Ma non me ne viene in mente uno migliore che sia altrettanto semplice da immaginare.