Caro Stefano Tucci, vuoi da me una risposta alla domanda " come mai il C.S.LL.PP. ha messo il penetrometro facoltativo". La domanda dovresti rivolgerla al S.T.C. e non a me. Azzardo tuttavia una risposta. Probabilmente è stata una richiesta delle ditte iscritte all'ANISIG con la motivazione che in alcune regioni, a causa della loro natura litologica, non si eseguono, in genere, prove penetrometriche, come in Calabria. Ovviamente se fosse dipeso da me l'avrei inserita come obbligatoria. Non ce l'ho nè con i penetrometristi, nè con i penetrometri avendo iniziato l'attività nel settore di dette prove con un penetrometro statico "Gouda". E' l'uso indiscriminato del penetrometro che non condivido. La letteratura al riguardo è chiara. Le numerose correlazioni esistenti sono valide solo per quei terreni dove sono state sperimentate. Senza considerare che per i terreni coesivi le prove penetrometriche non forniscono i parametri di resistenza al taglio in termini di tensioni efficaci, nè i parametri di compressibilità. Un'altro limite è dato dalla profondità significativa che le norme prescrivono di indagare, da una volta a due volte la minima dimensione della fondazione. Quante volte il rifiuto si è avuto a 1 - 2 metri di profondità? In questo caso che facciamo allunghiamo la prova?. Siamo seri!!!!
Infine le prove penetrometriche dinamiche non permettono di individuare se il terreno ha comportamento prevelentemente coesivo o prevalentemente granulare. Sbagliare tale approccio significa mettere fuori strada il progettista. Più di una volta mi è capitato di constatare tale errore. In tale caso è meglio nessuna indagine!!!!!
Per ultimo ho qualcosa da ridere sull'esortazione " udisci udisci". Udire è un verbo irregolare. La seconda persona del presente indicativo è odi e non udisci.