Ho letto i nuovi aggiornamenti sul blog di Giulio Riga:

"Le analisi eseguite sulla sequenza di lungo periodo prevedono alla data del 23/06/12 una scossa di magnitudo 5,4-5,6 M a nord o a nord-est dell’attuale “area rossa” ed una scossa di 4,5 M nell’attuale zona interessata dalle scosse d'assestamento.
La prima è ipotizzabile nel medio periodo, la seconda nel breve periodo con decremento fino a 4,3 M in una settimana circa"

Da 'profano' trovo di grande interesse queste argomentazioni, che tuttavia non ho strumenti per valutare. Però rispondono indirettamente a una domanda che io avevo posto tempo fa: ok, non possiamo prevedere i terremoti; ma - mi chiedevo - possiamo prevederne il 'decorso' quando accadono?
Se ho capito bene il dr. Riga - mi scuso se commento qui il suo blog, ma vedo che interviene spesso qui - ipotizza che nell'area epicentrale degli eventi sismici iniziati il 20 maggio ci sia 'spazio' per una scossa di circa 4.5 - 4.3: questo vuol dire che più ci si allontana nel tempo, più ci si avvicina al 4.3 e ci si scosta dal 4.5. Giusto? L'area a cui si riferisce è quella delimitata dal 5.1. di Vigarano Mainarda (ore 15 circa del 20 maggio) e Mirandola, circa; è corretto?

Invece, per quel che riguarda la sua ipotesi di una scossa 5.4 - 5.6 a Est o a Nord di questa zona (cioè tra Finale e Ferrara o verso il rovigoto, se capisco bene), si ragiona in termini di decine di anni (come indicato nel successivo aggiornamento). Mi chiedo: ma in teoria un terremoto nelle zone limitrofe a quelle attualmente epicentrali e innescato dagli attuali sismi, non dovrebbe diventare sempre più improbabile col passare degli anni? oppure stiamo ragionando di eventi slegati, cioè di un terremoto senza legami con quello attuale? Se così fosse, potremmo però sostenere che l'effetto domino (o il potenziale effetto domino) dell'attuale terremoto è esaurito?