Entro raramente perché questa continua caccia alle streghe e di critica alle istituzioni ordinistiche, A PRESCINDERE, è faticosa da digerire, soprattutto in relazione invece all'impegno che stiamo profondendo e che forse, questi si, all'esterno a volte non si percepisce.
Non voglio difendere Giuliano, ma un cosa è esprimere una opinione e cercare di veicolarla e trovare adepti per un'idea, altro è cercare una posizione di mediazione/accettazione condivisa da tutti gli OORR e CNG; lo vedete, in piccolo, che anche su questa mini stanza trovare linee di azione comuni non è facile; in grande immaginate cosa significa mettere insieme e d'accordo tante teste.
Anche perché le singole situazioni regionali presentano scenari e priorità e singolarità ed interpretazioni svariate e multiformi, che ostacolano una linea comune sulla quale allineare le esigenze di tutti. Ma ci stiamo provando; anche io nel mio piccolo sto cercando di trascinare con quanto più forza posso, ma il fardello è pesante e, a volte, l'assenza di risultati produce uno scoramento che in certi momenti è più forte di qualsiasi motivazione. Ma poi per fortuna passa. E si torna sul pezzo.
Abbiamo depositato in tempo utile l'emendamento per la modifica al'art. 7 del DL 83/12, ho riconvocato una Conferenza dei Presidenti per Mercoledì mattina a Roma alle ore 10,30.
Abbiamo dettato l'ennesimo duro comunicato all'addetto stampa che leggerete sui giornali. Tutto questo però continua a costare soldi che, soprattutto per gli OORR, sono sempre pochi: senza contare il tempo che ci porta via. E dispiace leggere che saremmo i depositari di interessi, di intrallazzi, ecc. Perché non confrontate le nostre dichiarazioni dei redditi con le nostre? Secondo vvoi i rappresenatnti degli ordini, solo in quanto tali, dovrebbero smettere di lavorare, perché in qualsiasi cosa si impegnino, voi leggete un inciucio. Ebbene anche per questo stiamo al palo: finché non sgombererete le vostre teste da questa filosofia del sospetto e vi decideretre che forse sarebeb meglio spingere tutti verso la stessa direzione, non "cresceremo" mai.