Facciamo il punto della questione e vediamo di contestualizzare la domanda.

1) le carte topografiche non sono carte geologiche, e non si può fare geologia appoggiandosi ad esse: sacrosanta verità, per poter dire qualcosa sulla geologia di un luogo, occorre smartellarla. Anche le tanto osannate foto aeree non reggono il confronto con la sana vecchia tecnologia scarponi-martello applicata alla disciplina del rilevamento geologico.

2) ciò non toglie che, recandosi in un territorio nuovo per rilevare, fra le varie fonti / autori precedenti da prendere in considerazione, valga la pena anche gettare un occhio alla semplice carta topografica di dettaglio: l'andamento della topografia spesso suggerisce "accideNti morfologici" che possono essere legati ad assetti geologici, e istiga quindi il rilevatore ad andare primariamente proprio in certi punti piuttosto che in altri, anziché iniziare un rilevamento a tappeto senza alcuna idea o ipotesi guida.

In questo senso, E SOLO IN QUESTO SENSO, anche la capacità di saper cogliere tutte le morfologie suggerite da una BUONA carta topografica può essere un aiuto prezioso.

E ora, scendiamo nel dettaglio.

1) In topografia, in genere per "barbette" si intendono allineamenti di trattini trasversali "a goccia", convenzionalmente posta con la punta verso la parte bassa della morfologia descritta, e la pancia verso la parte alta. Vengono usate per indicare una brusca variazione di pendenza, con sviluppo di una scarpatina subverticale che si esplica entro un dislivello altimetrico inferiore all'equidistanza fra le isoipse della carta.
Caso tipico: una scarpata di erosione che delimita una superficie "terrazzata": la punta dei trattini è volta verso il corso d'acqua che incide la superficie.
Altro caso tipico, una dolina: barbette in cerchio, punta verso il centro, molto spesso anche un "meno" (-) ad indicare la depressione. Di fatto, le barbette indicano "accidenti morfologici", naturali o antropici.

2) I trattini orizzontali che sostituiscono le isoipse nei settori più acclivi sono invece "tratteggio artistico".
Se l'"artista" ovvero il cartografo è un bravo disegnatore, danno una più o meno buona visione d'insieme di speroni, crinali, canaloni etc. che articolano il versante rappresentato; se il disegnatore è un cane, o usa sistemi automatici, può essere che l'immagine ottenuta appaia totalmente avulsa dalla morfologia reale cartografata.
Per l'IGM in genere la grafica è buona.
Nelle CTR a scala 1:10000, invece, anche a parità di Regione, la qualità varia in funzione della ditta che ha avuto in appalto il settore da cartografare, spesso con risultati a dir poco "desolanti"(e qui tronco il discorso, stendendo una pietosa trapunta…).

Tornando alle barbette, che come visto delineano "forme" del terreno, un caso particolare è dato da territori con rocce a bancatura evidente, spesso sottolineata da intervalli periodici o interstrati a litologia più erodibile, poste in giacitura omoclinalica per un'area sufficientemente vasta da poter essere cartografata alla scala della carta.

In questi casi, la testata degli strati appare sul terreno in risalto morfologico, dando luogo a paretine subverticali, intervallate da cenge, le quali seguono la giacitura degli strati.
Tale elemento morfologico a volte è rappresentabile alla scala della carta topografica, mediante l'uso di più file di barbette, circa parallele fra loro (diciamo ad andamento simile, dato che in genere ogni fila segue una certa curvatura), che - rappresentando le scarpatine subverticali delle testate di strato - ne riflettono l'intersezione con la superficie topografica.
Ovvero, materializzano - morfologicamente e topograficamente - quello che è l'andamento (giacitura) degli strati in quell'area.
E seguono, nel loro rimanere parallele alle isoipse, o abbassarsi o alzarsi lateralmente di quota, la beneamata regola dei limiti.

Quindi, effettivamente, quando al primo anno si insegna "lettura della carta topografica", si porta anche questo esempio, fra i tanti da tenere presenti come "aiutino", spesso accompagnandolo non solo con le CTR a grande scala, ma anche con esempi dalle tavolette IGM in scala 1:25000, affiancati ovviamente dalle foto di terreno che mostrano la reale e verificabile morfologia - a controllo strutturale - presente sul terreno e rappresentata puntualmente dal topografo, pur non sapendo - lui - un beato niente di stratigrafia, giaciture etc.

Questo significa in definitiva che:

1) Anche se non si può MAI PENSARE DI FARE GEOLOGIA CON UNA CARTA TOPOGRAFICA E BASTA, essa può dare indicazioni preziose per pianificare le prime ricognizioni sul terreno, se si è imparato a leggerla approfonditamente e "spremerla" al massimo.
L'importante è avere ben presente il "limite del metodo", e non dare per scontata e vera un'ipotesi interpretativa che invece DEVE SEMPRE ESSERE VERIFICATA direttamente con le competenze di un geologo.

2) Il nesso barbette/giacitura è sensato, e rappresenta uno dei casi particolari che in genere viene spiegato quando si insegna la lettura della carta topografica. In questo contesto è pienamente valido.
Il discorso cambia, se qualcuno pensa invece di spacciare per "carta geologica" qualcosa di inventato a tavolino attraverso una semplice lettura di isoipse, variazioni di pendenza, andamento del pattern idrografico etc.

Detto questo, sta a chi ha posto la domanda, valutare le competenze del docente e delle dispense a cui si riferisce, in funzione del corso in cui opera.

Ovvero, se te lo hanno spiegato come "geologia" o come metodo di rilevamento geologico, AAAAAAARGH!!!!!. Se invece deriva da un corso/laboratorio di lettura della carta topografica, vedi sopra…