Ciao

....non sono d'accordo nell'impostare il discorso delle possibilità di lavoro estere come fuga, una valvola di sfogo per le difficoltà riscontrate in Italia (come per motivi suoi fa Forren).

Il lavoro all'estero può essere semplicemente molto "redditizio" in campi specialistici per i quali in Italia semplicemente non esiste mercato. Ecco che secondo me vale la pena passare anni all'estero a maturare esperienze specifiche.

Quando Geo scrive: "Ma in Nuova Zelanda vogliono un permesso di lavoro o la residenza,siamo sicuri che sia così facile?"
Chi ha detto che deve essere facile? Proprio Forren cita ossessivamente gli infiniti tentativi di trovare un lavoro decente in Italia. Ci vogliono una determinazione e una motivazione feroce....e fortuna: in ogni ambito. Specie se vuoi essere retribuito al di sopra della media

Me la prendo di nuovo con Geo: "Ma lo sapete quanti soldi ci vogliono solo per il biglietto aereo?".....ma scherziamo? il mondo (non solo quello del lavoro) è selettivo. L'esperienza di Forren non è per tutti. Ma per chi ha l'abilità e la determinazione di affrontare difficoltà, anche economiche (che ognuno può e deve affrontare come può) e risolverle. Intravedendo un'obiettivo futuro. Non la convenienza immediata. C'è chi potrà affrontare il problema economico grazie allo Zio ricco, chi la borsa di studio....chi non ci riuscirà affatto.

Quando Geo scrive: "i tecnici che non sono dello stesso paese da cui provengono le ditte sono i primi ad essere espulsi"...rifletto sul fatto che in molti casi può essere vero. Ma è un problema solo per chi pensa di stabilirsi per la vita in un paese specifico e spesso vivibile. Il vantaggio in molti casi è proprio quello del mordi e fuggi (a patto che sia molto ben retribuito). Certo questo riflette la mia situazione: lavoro in Saudi, un posto dove non porterei la mia famiglia, e so bene che se fra 1 o 2 anni scoppierà la guerra con L'Iran dovrò abbandonare). Ma non è detto che questo sia un male: in campo minerario il turnover tra tecnici è tale che se un tecnico rimane nella stessa azienda per più di 4 o 5 anni viene guardato con sospetto.

Ripeto ogni caso: non esiste una via facile utilizzabile da tutti per avere successo all'estero.

Trovo l'input di Forren utile: specie per i più giovani, che nella vita non hanno ancora fatto gravi errori di valutazione......e possono permettersi di guardarsi intorno con meno vincoli familiari. Ma non una strada obbligata o facile per tutti.

Saludos
G