Con questo intervento vorrei dare una soffiata di ottimismo ai nostri giovani.

Io sono un'ottimista non perchè (come mia nonna) abbia vissuto la guerra o sia vissuta nel bisogno, piuttosto perchè credo fermamente che la tenacia e l'onestà premino il merito di una persona (in tutte le sfere della sua vita).

Negli ultimi tre sabati (in Toscana e Veneto) ho partecipato alla gioia di tre coppie di giovani sposi (accidenti, mi sono svenata sui regali...sui vestiti,ovvio, ma questa è un'altra storia).
Le lei (tra i 35 e 27 anni): medico-matematico-avvocato
I lui(tra i 27 e 40): ingegnere civile-commercialista-ingegnere areo navale.
L'età dei ragazzi può confermare che in Italia si riesce a sposarsi in età più avanzata rispetto al passato, ma anche che per sposarsi (e avere dei figli) è necessario aver messo da parte un gruzzolo sufficiente. Ok, questi esempi-miei parenti non sono un campione rappresentativo, ma confermano che il ritardo nello stringere il matrimonio (o farsi una famiglia) non è solo legato al raggiungimento di un titolo di studio.E fin qui, nulla di nuovo sotto il sole (diranno i pessimisti).
Nessuno degli sposi è dipendente pubblico.
Uno degli sposi ha firmato un contratto a tempo determinato a Bruxelles e la sua ragazza (sposa) ha ora lasciato il suo lavoro per seguirlo. "Qualcosa da fare troverò", dice.

La morale:
- il difficile mercato del lavoro in Italia non colpisce solo i geologi (ma odio il detto : mal comune, mezzo gaudio);
- spesso il titolo di studio che consegui non ti apre lo specifico mercato del lavoro (per noi geologi, poi, c'è uno scollamento tra competenze universitarie e quelle del lavoro), ma ti privilegia comunque rispetto a chi non ce l'ha;
- in due si fanno scelte più coraggiose in assoluto, sia dentro che fuori l'Italia
salute


The road not taken
(Robert Frost)