no guarda... non sto scherzando... non me la sento più di starti dietro... ti prego... fatti un pò di basi (e su questo sono disponibile a darti una mano) e poi ne riparliamo... tutto questo tirare su e giù etc etc...
the sands of time were eroded by the river of constant change
Non pensare che il tuo metodo sia il migliore, anche se potresti avere ragione.... ma chi può dirlo? Se leggi i post precedenti di Gianni puoi notare che lui riconosce una formula diversa, e prende ugualmente la sua strada.
Alla fine, per te, quello che conta veramente e con cui devi fare i conti, sono i TUOI sbagli, non i miei.....
Originariamente inviato da: Gianni Gambetta Vianna
Rotazione anti oraria per oceanizzazione e scontro contro la placca adriatica con conseguente creazione del prisma di accrezione ecc.
Potrei aver capito questa....
Quindi la rotazione sarebbe stata causata dalla oceanizzazione? E' stata la formazione di nuova crosta oceanica a spingere il blocco sardo-corso dove sta ora? Immagino che la oceanizzazione di cui parla Gianni sia quella ad ovest del blocco. Un po' come dire che l'Africa sta lì per l'oceanizzazione dell'Atlantico? Il prisma quale sarebbe?
So che Gianni non risponderà, vista la bandiera bianca....
Fig. 8 Modello di un rift oceanico. La placca a sinistra ha uno scollamento maggiore rispetto all’astenosfera, per cui viaggia verso ovest più rapidamente di quella a destra, determinando il rifting. La dorsale mediana si sposta relativamente verso ovest. La risalita dell’astenosfera compensa la separazione tra le placche. Sollevandosi e trovandosi a minore pressione, l’astenosfera fonde producendo la nuova crosta-litosfera oceanica. L’astenosfera residuale è più leggera, e nel suo moto verso oriente genera un deficit di massa che determina la minore profondità del lato orientale della dorsale e, successivamente un sollevamento anche della litosfera continentale a destra(per esempio il rifting atlantico e il sollevamento africano, tratto da Doglioni et al, 2003).
Riguardo la formazione di crosta oceanica Doglioni sembra più orientato ad imputarla al maggiore o minore scollamento della litosfera. (come avevo già intuito parlando di "difetto di trazione") anche se questo non mi convince pienamente dato che dovrebbe essere motivato. La crosta oceanica è abbastanza uniforme, quindi non giustifica la differenza di scollamento. Differenza che può invece giustificare un blocco continentale con le sue differenti asperità "immerse". Effettivamente, il movimento dei continenti dovrebbe essere proporzionale al loro "spessore" (ed anche alla velocità dei flussi sottostanti) dato che questo dovrebbe creare maggiore o minore attrito. Infatti un ruolo importante nel distacco sardo-corso dovrebbero averlo giocato le montagne sardo-corse che arrivano a sfiorare i 3000m.
Se l'oceanizzazione è questa allora mi trovo più daccordo con Doglioni e questo me la fa vedere più come conseguenza che non come causa.
Fino a che non trovo una spiegazione più convincente il distacco per me è da imputare al differente scollamento, causato dal differente profilo inferiore del blocco, quindi differente attrito, con conseguente oceanizzazione ad ovest: l'esatto contrario.
Ribadisco che la formazione di nuova crosta oceanica, per me, è sempre un difetto di trazione. Difetto che di solito avviene tra 2 o più masse continentali trascinate dalla diversa "portanza" della parte immersa.
....quindi riscrivo (rovesciata nella causa-effetto) la definizione di Gianni, che arrendendosi non può più intervenire e mi lascia campo libero
Quote:
Oceanizzazione per rotazione antioraria del blocco sardo-corso
Che è quello che in linea di massima avviene su questo pianeta..... gli oceani si aprono, quando e dove, un continente si separa a causa del differente scollamento che oppone al flusso sottostante. Voi mi insegnate che l'Atlantico si è aperto così......
The present kinematics in the eastern Mediterranean and Middle East is now well constrained by GPS measurements and dominated by a circular counterclockwise motion...... While Arabia rotates rigidly, the rotational velocities increase from the Levant to Aegea, causing extension in western Anatolia.
Nei post precedenti ho scritto:
Quote:
La Turchia entra con differente velocità da E (l'esterno è più veloce dell'interno).
Chiaro che mi riferivo al vortice riguardo la velocità con cui la Turchia ci si tuffa.
Quote:
La Turchia è si composta da blocchi, ma questi sono stati creati dalla pressione esercitata dall'Arabia che spinge e sembra non abbia la minima intenzione di spaccarsi a sua volta.
Senza aver letto questo articolo, chiaramente..... solo osservando Googleearth.
Sul circular counterclockwise motion ci ho aperto questa discussione, quindi....
Dopo aver aver analizzato in dettaglio il Tirreno grazie al post stratosferico di Balocchi, che ringrazio caldamente , ed anche ad alcune mie precedenti intuizioni, che mi avevano portato sulla buona strada, torno su questo post .
Ci torno perchè dall'analisi esce (a mio avviso) che una porzione consistente di flusso astenosferico oltrepassa l'arco calabro ed alimenta il vortice Egeo. Questo flusso, insieme alla faglia nord anatolica (che dovrebbe essere una trascorrenza destra) rappresenta per me una prova molto pesante a favore dell'esistenza di un vortice là sotto, dato che a nord il flusso va verso ovest ed a sud va verso est. Un ulteriore prova dovrebbe rappresentarla la trascorrenza nord anatolica, che nella parte proprio sopra al vortice diventa anche distensiva, per via del fatto che il vortice tira progressivamente verso il centro sempre di più, quindi il lembo interno si stacca per convergere. Ennesima prova è che la trascorrenza è destra e questo perchè la parte interna alimenta una parte (interna) del vortice che è più veloce. Il vortice sembra richiamare più materiale di quanto non ne riesca ad ingoiare anche per il fatto che parte di questo materiale, soprattutto quello proveniente dalla Turchia è composto prevalentemente da grossi blocchi che lo intoppano un po'.
Questo per descrivere il nostro gioiellino locale prima di passare al più grande vortice del pianeta, che ne influenza l'intera tettonica.
Il principale problema nell'individuazione della forza di Coriolis su questo pianeta sta nel repentino cambio di geometrie che si ha nel passaggio da fluido a solido. I fluidi possono agevolmente seguire le linee curve dell'algoritmo "Coriolis" mentre i solidi faticano ad adattarsi, visto che devono prima rispondere all'algoritmo "cristalli" fatto di rette ed angoli. Lo fanno con grande difficoltà (ma con Balocchi torna tutto! ) rompendosi secondo l'algoritmo che li governa trascinati dall'algoritmo che li muove. Quindi i segnali in superficie vanno un po' tradotti.... interpretati, depurati. Ma ci sono!