Il trasporto trifase (vapore-acqua-detriti solidi) di cui parli, purtroppo non è visibile dal video che ho postato. Il cratere che si è formato all'uscita dalla forra del Vaiont non fu colmato dal materiale solido; ipotizzo che: - il sistema trifase fosse costituito in minore misura da questi materiali (tu dici che la diga ha trattenuto molto e io credo che abbia trattenuto buona parte del materiale solido; - che sia stata l'acqua che, bypassando la diga, in caduta libera, abbia prodotto il suddetto cratere. In caso di cedimento della diga: a) la sezione utile all'uscita della forra sarebbe aumentata; b) la strettoia, su cui si sarebbe dovuto incanalare il sistema trifase, per l'effetto Venturi, avrebbe indotto una diversa pressione a fronte di una diversa velocità e avrebbe direzionato (incanalando) la massa con un'angolatura altrettanto diversa.
L'onda (permettetemi il termine, composta dal sistema trifase in realtà) si è invece divisa in tre poichè si è "adattata" liberamente alla morfologia del posto, dopo la sua caduta libera oltre la diga. Permettetemi di dire che non avendo in mano alcuna simulazione che visualizzi lo scenario senza diga, non ho certezze che l'onda all'uscita dalla forra non si sarebbe divisa in tre corpi diversi; tuttavia, secondo me, avrebbe maggiormente proiettato il materiale in una direzione, limitando i danni alle altre.
Ultima modifica di pasionaria; 15/10/201210:39. Motivo: ho inserito un altro video
Mah... Longarone è stata completamente distrutta, l'effetto impressionante dell'aria è stato ottenuto grazie al salto della diga e alla ricaduta visibile dal cratere generato. Logicamente non si deve immaginare un cedimento totale della diga, così spazzata via tutto di un colpo, ma un cedimento parziale e quindi non tutto il trasporto di massa sarebbe finito nella valle e soprattutto con velocità di molto inferiore....
Niuno però presagì prima dell’avvenimento quello, che dopo l’avvenimento di poter naturalmente presagire dicevano quasi tutti
come prima detto una cosa simile (anche se non ostacolata da una diga e non incanalata nella forra) si è verificata un val pola con una risalita a monte di oltre 1 km ma con meccanismo quas simile
michele conti fatti non foste per viver come bruti ma per seguir virtute e conoscenza
In Italia abbiamo avuto nel 1923 un altro Vajont, la cui memoria è stata riverdita da un libro uscito nel 2006 di Giacomo Sebastiano Pedersoli edito da Cierre Gruppo Editoriale dal Titolo " Il disastro di Gleno 1923, un Vajont dimenticato " del costo di 11.50 €.
Le due catastrofi hanno in comune moltissimi aspetti , alcuni dei quali per Gleno forse sono ancor più orripilanti di quelli del Vajont.
A parte segnalare, sull'argomento, il libro di Temporelli "Dal Molare al Vajont. Storie di dighe", sulla diga del Gleno francamente fra tutte mi ha sempre inquietato la difesa che fece De Marchi...
Parlando di meccanismi simili...aver ignorato la frana di Pontesei è una negligenza che pesa enormemente sulla coscienza. Siamo in Val Zoldana, in un invaso che sbarra il torrente Maè. A monte era collegato col bacino di Vodo di Cadore e a valle con quello del Vajont, ma la dinamica della frana che lo interessa è incredibilmente analoga a quella che poi interesserà il M.Toc e il Vajont...sono le ore 7 del 22 marzo 1959. Tre milioni di mc sollevano un onda di 20 m che scavalca la diga..una scala diversa dal Vajont, ma che doveva funzionare da monito