Daniela ti posto questo articolo da un blog dove le considerazioni sono più interessanti di quelle chi si fanno su questo che dovrebbe essere un blog tecnico o scientifico:
Processo dell’Aquila: perché credo che non ci sia niente da festeggiare
BY SILVIA, ON OCTOBER 23RD, 2012
Il titolo esatto di questo post dovrebbe essere perché sono ventiquattro ore che provo una terribile vergogna per il mio paese, per i miei colleghi, per quello che sento dire. Vergogna mista a un terribile senso di impotenza. È una sentenza umiliante per tutti gli italiani, eppure vedo gente festeggiare. Mentre la mia minoranza d’elezione, quella dei giornalisti scientifici, si indigna e si affanna a precisare. E non serve a niente, a niente. Ho la sensazione, sempre di più, di vivere in un paese fermo al Medioevo: irrazionalità, furia degli elementi, forconi e falò. Il mondo, lo sapete il mondo? Il mondo ci ride dietro. Che vergogna. Che vergogna. Ma sarebbe troppo lungo.
Non mi interessa, oggi, definirlo processo alla scienza o agli scienziati o alla comunicazione della scienza o boh. Non mi interessa, oggi, dire che è una occasione per riflettere sul rapporto tra scienza e politica, scienza e cittadini, scienza e rischio… Il nostro paese non ci ha mai fatto mancare queste opportunità e farlo all’indomani di una sentenza per omicidio colposo plurimo, questa sentenza in particolare, mi sembra cinico, snob, inutile. O comunque, oggi non mi interessa.
Oggi mi interessa che riusciamo a fare chiarezza, davvero, su un processo animato da un senso di vendetta imbarazzante e baro, che probabilmente ha obnubilato anche l’umana pietà e il comprensibile dolore. Sembriamo quello che tira una freccia al vento per farlo sanguinare. Il suo dolore è anche il mio, sapere che i bambini dormono sul letto del Sand Creek: ma a che serve tirare frecce al vento?
Oggi, quindi, proverò solo a elencare qualche punto della vicenda.
(Per altri chiarimenti rimando al blog di Marco Cattaneo, a Oggiscienza, al blog di Leonardo Tondelli sull’Unità, a Pietro Greco su Scienza in rete e agli articoli di Nicola Nosengo su Nature e al suo commento su Scienza in rete).
Non è un processo a Bertolaso. Bertolaso in questa fase non c’è, non è tra gli imputati. Forse oggi lo abbiamo capito, ma mi ricordo bene che qualche mese fa ho dovuto insistere per convincerne colleghi, i miei colleghi migliori, convinti che adesso a Bertolaso facciamo un culo così. Perché l’intercettazione in cui Bertolaso apparecchiava la riunione della Commissione Grandi Rischi (Cgr) che è finita sotto processo è uscita quando eravamo ancora lì con la storia del Salaria Sporting Village e delle ripassatine. Ma sono due cose diverse. Un paese in cui i giornalisti di sinistra (e vorrei potermi sentire di sinistra anch’io, cavolo), dicevo, i giornalisti di sinistra, i miei amici, si fanno idee di questo tipo e lavorano in questo modo è un paese che mi fa paura.
Tra gli imputati c’è chi, invece, quella mattina lì ha partecipato alla riunione. Punto. Compreso l’allora direttore del Centro nazionale terremoti (uno scienziato a capo di un organo tecnico, non un politico) che accompagnava il suo capo, l’allora presidente dell’Ingv Enzo Boschi, ma che della Cgr non faceva parte. A me un paese che butta dentro un processo uno che, di fatto, non c’entra niente, è un paese che fa molta paura. Penso che un giorno potrebbe toccare anche a me.
Ah: a processo non ci sono, invece, i politici che quella mattina, in quella stanza, c’erano e ci dovevano essere, e avevano responsabilità ben maggiori dei tecnici. E perché?
La storia dei ricchi gettoni è imbarazzante. Se domani mi propongono di far parte di una Commissione per la valutazione dei rischi connessi alla comunicazione della scienza fatta un po’ come cavolo ci pare, beh, a me sembra normale avere un gettone. A voi no? Prendereste un rischio (e un lavoro) gratis? Nella fattispecie, però, vi dirò con sorpresa, non tutti gli imputati sono stati pagati per essere stati lì (diciamo che per quanto ne so io non sono stati pagati, ma non posso escludere che qualcuno lo sia stato). Un paese che strilla alla casta senza prima informarsi, che tira fuori storie di ricchi gettoni ogni tre passi, è un paese che a me fa paura, o forse, ed è peggio, noia.
Uno dei perni della vicenda è un’intervista che il vicecapo di Bertolaso rilasciò a una televisione locale e in cui sosteneva la famosa teoria dello scarico dell’energia, teoria priva di senso scientifico secondo le conoscenze attuali (e che dunque, oggi, nessuno scienziato sosterrebbe con quelle parole). La teoria dice che uno sciame sismico prolungato scaricherebbe l’energia e impedirebbe una botta maggiore. cavolate. Tipo come quando ti dicono piangi e scaricati, vedrai che passa. cavolate, se uno piange piange. Poi potrebbe smettere di piangere o avere una ragione per continuare a farlo, o addirittura buttarsi da un balcone.
Però l’idea di Bertolaso, come si evince dalle intercettazioni, era di usarla per convincere la popolazione che non ci fossero rischi. Peraltro, in quel periodo c’era un certo Gianpaolo Giuliani che stava seminando il panico per la profezia (sbagliata, no?) dell’arrivo di un terremoto a Sulmona. Quindi fu impapocchiata, male, una specie di risposta in cui i cittadini avrebbero dovuto credere alla scienza chiunque gliela presentasse.
Però c’è un particolare.
L’intervista fu registrata prima della riunione della Cgr e mandata in onda dopo. La situazione me la immagino: venga stamani, così facciamo prima, tanto immagino che saprete che cosa verrà detto… Succede, succede immagino molte volte. Solo che quello che fu detto in quella intervista non sarebbe stato sottoscritto da molti dei partecipanti alla riunione. E questi ne erano del tutto ignari. Allora perché incolparli?
Un pasticcio colossale. Ma mi spiegate perché a farne le spese devono essere persone (non sto parlando del gruppo dei sette, ma dei singoli imputati) che di quella intervista ne sapevano quanto noi? Persone a cui quelle parole sono state messe in bocca per disattenzione. Neanche la disattenzione è un omicidio, ma a chi proprio non c’entra niente che colpa vogliamo dare? Un paese che confonde gli imbroglioni e gli imbrogliati è un paese che mi fa una grande paura.
Chi ha ascoltato quella intervista, si è detto, è stato impropriamente rassicurato. Mi spiegate però come si fa a dire che è per quella intervista trasmessa sulla tivvù locale che ha deciso di tornare a casa proprio quella notte in quelle case? Davvero basta sentire le cose in tivvù? Davvero? Questo paese mi fa paura davvero.*
Il verbale della Cgr fu redatto dopo, dopo il terremoto. Si è detto che è un verbale sciatto. Sono comparse versioni varie della cosa. Sicuramente un pasticcio colossale anche quello. Mi viene da dare ragione a chi, però, dice, che occhei: non bisognava farlo dopo, è una inadempienza grave. Ma proprio perché è stato fatto dopo come si fa a dire che è stato quello a convincere la gente di cui al punto 5? Un paese che imposta un processo con almeno due confusioni tra i prima e i dopo mi fa un po’ paura, a voi no?
Non sono di quelli che pensano che la scienza debba essere l’unico sistema di conoscenza del mondo (mi piacerebbe molto che lo fosse, ma so di non poterlo imporre a tutti). Sono però profondamente convinta che in certi casi sia davvero il migliore. Se mi chiedo perché ogni mese mi vengono le mestruazioni, sarò mica malata o impura? Credo che la risposta della scienza sia migliore di qualsiasi altra risposta mistica, religiosa o di buon senso che l’umanità si sia mai data.
Una sentenza come quella dell’Aquila, e le cronache che stanno seguendo, porta un sacco di brava gente (a quelli in malafede non voglio nemmeno pensare) a credere che invece possa essere considerata uno dei fattori in ballo, opinabile quanto gli altri. E che l’opinione di uno scienziato, su fatti tipo terremoti e mestruazioni, sia paragonabile a quella di un mago, di un Paperoga con le sue invenzioni da garage o di un aruspice in saio che scruta il volo dei piccioni. No. Non è così. È per questo che il resto del mondo occidentale ci ride dietro.
Altra conseguenza: ma secondo voi, domani, i sismologi (anche considerando tutto quello che ha detto e fatto loro Grillo, quel Grillo che oggi nei sondaggi viaggia verso il 20% di preferenze alle prossime elezioni) accetteranno di andare in tivvù a spiegare che cosa sta succedendo sul Pollino o in Emilia e in tutti i posti che, proprio adesso, stanno tremando come matti?
Scusate, avevo detto che oggi la teoria non mi interessava. È solo che volevo concludere con la cosa che mi fa più paura di tutte: che la brava gente, che si trova dall’una e dall’altra parte, oggi abbia rinunciato a parlarsi e ad ascoltarsi. Un paese che deve per forza avere un colpevole, che impugna il forcone e convince la brava gente a uno schieramento manicheo contro altra brava gente, è un paese che mi fa una enorme paura.
Per questo credo che non ci sia niente, ma proprio niente, di cui essere felici.
*Mi hanno fatto giustamente notare che questa frase potrebbe essere fraintesa e letta come un’accusa di pecoronaggine che proprio non volevo muovere. La modifico così, a posteriori, qui in calce: “Mi spiegate però come si fa a sostenere che è per quella intervista trasmessa sulla tivvù locale che ha deciso di tornare a casa proprio quella notte in quelle case? Davvero basta sentire le cose in tivvù? Davvero non ci sono mille altre ragioni perché uno pensi: basta, da stasera voglio tornare nel mio letto? Davvero vogliamo dirci che, tra le mille cose che saranno successe, e con prove abbastanza opinabili, almeno in parte, sia stata solo l’intervista letta sul giornale o sentita in tv a convincere una persona a rientrare? Davvero stiamo sostenendo che la tv possa fare tanto?”.