Originariamente inviato da: Alex-64
Daniela ti posto questo articolo da un blog dove le considerazioni sono più interessanti di quelle chi si fanno su questo che dovrebbe essere un blog tecnico o scientifico:
Processo dell’Aquila: perché credo che non ci sia niente da festeggiare
BY SILVIA, ON OCTOBER 23RD, 2012

... “Mi spiegate però come si fa a sostenere che è per quella intervista trasmessa sulla tivvù locale che ha deciso di tornare a casa proprio quella notte in quelle case? Davvero basta sentire le cose in tivvù? Davvero non ci sono mille altre ragioni perché uno pensi: basta, da stasera voglio tornare nel mio letto? Davvero vogliamo dirci che, tra le mille cose che saranno successe, e con prove abbastanza opinabili, almeno in parte, sia stata solo l’intervista letta sul giornale o sentita in tv a convincere una persona a rientrare? Davvero stiamo sostenendo che la tv possa fare tanto?”.



No, qui appare errato il concetto proposto da Daniela, almeno giuridicamente (e anche secondo logica).
È evidente, almeno secondo il giudice, che, dalle testimonianze depositate agli atti e presenti in requisitoria, le cose sentite in tivvù hanno concretamente influenzato il comportamento dei cittadini. Certo, potrebbero essere stati anche altri i motivi concomitanti che hanno indotto le vittime a rimanere negli edifici crollati, ma se non erro nelle procedure penali un contributo di un azione, anche se non predominante, ad un effetto, costituisce un efficace motivo di condanna.
In altre parole, se la vittima era stanca, avrebbe potuto decidere di rimanere a casa anche senza le rassicurazioni. Ma le rassicurazioni potrebbero anche essere stato il fattore decisivo e finale che ha indotto a rimanere a casa, in maniera concomitante con gli altri fattori.
In ogni caso per ogni singola testimonianza è stato stabilito il nesso causale tra rassicurazioni e decisione finale di permanenza nell'edificio.


"Data speak for themselves" -Reverend Thomas Bayes 1702-1761
P(Ai|E)=(P(E|Ai)P(Ai))/P(E)