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Io ti ho spiegato quello che accade, secondo la geologia "classica".

Quote:
Il flusso urta l'ostacolo sotto l'arco calabro e si divide in 2. La zona alta (più rigida) si ammassa sopra l'ostacolo fino a superarlo e crea un inspessimento fatto di quelle che chiami faglie principali (arco calabro). La zona più bassa supera l'ostacolo da sotto e prosegue, ma aldilà ritrova il materiale depositato dalla porzione superiore e lo riprende trascinandolo da sotto facendo cedere tutto generando le faglie secondarie. Da questo emerge che quello che io chiamo ostacolo che tu potresti assimilare con la subduzione dell'Adria è un'altra cosa, altrimenti il flusso non potrebbe ritrovare se stesso aldilà dell'ostacolo.


Le tue sono ipotesi, che a mio avviso sono ragionate e si basano su una buona conoscenza del fenomeno tettonico, ma forse troppo legate all'ipotesi del flusso astenosferico.

Mancano delle immagini che possano spiegare meglio il fenomeno che ipotizzi.

l'"ostacolo" di cui parli è un piano di subduzione (dal mio punto di vista) che immerge verso NW sotto all'arco Calabro-Peloritano.

Riesci a proporre delle immagini che spiegano il modello che ci racconti??? Anche fatte da te o modificando delle immagini esistenti...

Buon Lavoro. :-)


Paolo
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Avrei bisogno di una sezione del tirreno passante esattamente per la vetta del Vavilov e del Marsili e che terminasse alla fine della scarpata che c'è a sud della Calabria.

Che dovrebbe essere l'asse del flusso....

Riesci ad aiutarmi a trovarla? blush

Cercando ho trovato questo articolo:
http://www.agu.org/pubs/crossref/2011/2010TC002694.shtml



EDIT:

La figura 7 di 11 dovrebbe, già come è, senza modifiche, essere esplicativa. Soprattutto i riquadri b ed e.

Ma appena trovo qualcosa di migliore te lo faccio. smile

Ultima modifica di Pierlo; 17/11/2012 17:40.
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non ho sezioni di quel tipo.

le sezioni che ho a disposizione sono quelle dell'articolo su MeteoWeb...

Potresti costruirtela tu... con calma e pazienza si potrebbe fare. Altrimenti la costruisci utilizzando le sezioni disponibili e modificandole.
Anche i grandi rcercatori fanno così :-)



Paolo
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Credo proprio che userò quelle trovate nell'articolo che ho postato sopra, che cito:

Quote:
Cercando ho trovato questo articolo:
http://www.agu.org/pubs/crossref/2011/2010TC002694.shtml



EDIT:

La figura 7 di 11 dovrebbe, già come è, senza modifiche, essere esplicativa. Soprattutto i riquadri b ed e.


Questo pezzetto è comunque adatto al mio scopo.

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La figura 7 è interessante perchè evidenzia la presenza di un settore ad alta Vp. Oltre a questo si nota una certa continuità in profondità in corrispondenza dell'arco calabro-Peloritano.

Io credo che come documento e dati testimonia la presenza di un piano di subduzione.


Paolo
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Iniziamo dall'ABC....

Nel disegno (non quello infondo al post, ma quello allegato!!!!) ci sono zone blu e zone rosse, quelle verdi sono intermedie. Le Zone blu sono a maggiore densità quelle rosse a maggiore fluidità.

Mi dici che credi di scorgere la subduzione, ma io vorrei dire: La Calabria, dal punto di vista isostatico, quanto dovrebbe estendersi in profondità, considerando anche che una parte del "galleggiamento" lo assorbe quello che io credo sia un ostacolo? Ci sarà anche la subduzione (ma dopo aver visto questa tomografia sono ancora più convinto di no), ma deve esserci anche la Calabria!

La prima cosa che noto è il vulcanismo da compressione (che non ho mai sentito dire). La macchiolina rossa lato sx dovrebbe esserne la prova. Il flusso proveniente da sx ristagna a causa dell'ostacolo e favorito sia dalla spinta del flusso stesso, sia dall'inclinazione dei piani di giacitura, risale. Quindi questi vulcani sono diversi da quelli del fondo del Tirreno, anzi opposti. Se i magmi sono uguali potrebbe dipendere solo dal fatto che la sorgente è la medesima.

La seconda sono proprio i piani di giacitura. (ne ho disegnato qualcuno che immagino ci sia, così Balocchi mi conferma se ho capito o meno come sono messi) Sono più inclinati a sx e meno a dx. (le riseghe del profilo dovrebbero essere gli affioramenti) Questo mi fa pensare che il lato più compresso è il sx, dato che le scaglie di crosta oceanica salgono più in verticale da quella parte. E' più compresso in prossimità della quota a cui (appunto) la compressione è massima che dovrebbe essere circa 150km per diminuire a ventaglio man mano che si sale verso la cima o che si scende in profondità.

La distribuzione dei terremoti, (che credo siano i puntini) ed anche le differenti colorazioni, mi fanno pensare che la Calabria urta un ostacolo in basso e le rotture riguardano sia la parte più immersa della Calabria che quella più alta dell'ostacolo. Si nota chiaramente che la Calabria si deforma in profondità verso SX e l'ostacolo verso dx, in accordo con la spinta del flusso, il ristagno anteriore di materiale più caldo e fluido, perfettamente allineato con la zona di massima compressione, la risalita delle scaglie di crosta oceanica e tutto il resto.

La parte superiore di questo ostacolo (almeno in questa sezione) sembra traslata a dx rispetto la base, quindi credo che ci sia più pochino che tiene......


Il flusso vedo che deve farsi strada attraverso vari passaggi. anche se mi sembra piuttosto evidente nelle sezioni trasversali che la parte più fluida aggira l'ostacolo e la parte più rigida gli monta sopra.

La sezione più profonda mostra un "basamento" abbastanza omogeneo e continuo, forse un residuo del blocco originale, più "lavorato" in alto.

Allego anche questa
perchè si vede troppo bene il percorso del flusso bloccato a Gibilterra, in ingresso dal Golfo di Biscaglia, ri-bloccato dal blocco sardo-corso, in affioramento nel Tirreno....

Stay tuned... salute

Immagini allegate
Schermata del 2012-11-18 08:01:16_1.png (201.67 KB, 40 download)
Ultima modifica di Pierlo; 18/11/2012 11:45.
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La tomografia sismica da informazioni sulle velocità delle onde sismiche Vp, Vs (perlopiù le Vp).

La Velocità delle onde sismiche è legata alle caratteristiche elastiche del mezzo: Rigidità, Incompressibilità e alla Densità. Queste tre caratteristich sono legate alla Temperatura. Variando la temperatura del mezzo variano le caratteristiche di Rigidità, Incompressibilità e densità.

Io nella Tomografia sismica preverisco parlare di Anomalie della Velocità legate alla Rigidità-Incompressibilità e non alla densità. Aumentando la Rigidità-Incompressibilità del mezzo, aumenta la Velocità sismica (Vp)

Pertannto interpreto le aree azzurre come aree in cui il mezzo è più rigido.
Lo si può interpretare anche come quelle aree più fredde (in relazione alla temperatura) e quindi più dense. La densità non la ricavo direttamente.

Se voglio avere dei dati sulla densità allora uso le anomalie di gravità (Bouger) dove anomali positive di gravità mi indicano aumenti di densità, mentre anomali negative mi indicano diminuizioni di densità.

Io se fossi in te proverei a raccogliere dati diversi: Tomografia, Anomalia di Gravità, Flusso di calore e le confronterei.

Per l'arco Calabro Peloritano vedrai un'anomalia positiva a forma di arco sul versante tirrenico dovuta a una massa più densa. Tale massa rappresenta una risalita astenosferica causata dall'assotogliamento della Litosfera oceanica del Tirreno.

Ultima modifica di balocchi; 18/11/2012 18:34.

Paolo
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Originariamente inviato da: balocchi
La tomografia sismica da informazioni sulle velocità delle onde sismiche Vp, Vs (perlopiù le Vp).

La Velocità delle onde sismiche è legata alle caratteristiche elastiche del mezzo: Rigidità, Incompressibilità e alla Densità. Queste tre caratteristich sono legate alla Temperatura. Variando la temperatura del mezzo variano le caratteristiche di Rigidità, Incompressibilità e densità.

Io nella Tomografia sismica preverisco parlare di Anomalie della Velocità legate alla Rigidità-Incompressibilità e non alla densità. Aumentando la Rigidità-Incompressibilità del mezzo, aumenta la Velocità sismica (Vp)

Pertannto interpreto le aree azzurre come aree in cui il mezzo è più rigido.
Lo si può interpretare anche come quelle aree più fredde (in relazione alla temperatura) e quindi più dense. La densità non la ricavo direttamente.

Se voglio avere dei dati sulla densità allora uso le anomalie di gravità (Bouger) dove anomali positive di gravità mi indicano aumenti di densità, mentre anomali negative mi indicano diminuizioni di densità.


Io se fossi in te proverei a raccogliere dati diversi: Tomografia, Anomalia di Gravità, Flusso di calore e le confronterei.

Per l'arco Calabro Peloritano vedrai un'anomalia positiva a forma di arco sul versante tirrenico dovuta a una massa più densa. Tale massa rappresenta una risalita astenosferica causata dall'assotogliamento della Litosfera oceanica del Tirreno.
La parte in blu la prendo come un "bignami" sull'interpretazione delle tomografie. Interpretazione che mi ha sempre lasciato qualche perplessità ad iniziare dai gusci concentrici (solido-fluido) che vengono evidenziati per l'interno del pianeta. Quindi definire solido (ad esempio) il nucleo interno è una forzatura? O risulta anche dalle anomalie gravimetriche?

La parte rossa è in accordo anche con le linee di flusso che credo di vedere.

L'approfondimento sulle anomalie gravimetriche credo richiederà tempo, in quanto prima, dovrei capire cosa sono e come vengono ricavate, ma vedendo che si tratta di gravità non so se riuscirò a farmi un'idea a rigurdo...

Grazie smile

Tra parentisi: tra le altre cose che mi vengono in mente (in contrasto con i segnali di una subduzione) osservando la scarpata Ionica è che essa (anche in relazione a come si ammassa) dovrebbe essere soggetta a periodici crolli. Nel senso che quelle che chiami faglie secondarie dovrebbero crearsi non sempre, ma quando il carico raggiunge una certa soglia e con una certa ciclicità. In sostanza nella zona tirrenica la crosta oceanica che dovrebbe sollevarsi con un alto angolo (che tu confermi di circa 60°?) dovrebbe lavorare più a compressione sul versante tirrenico per finire "a sbalzo", quindi a taglio, su quello ionico e cedere ciclicamente al raggiungimento del "carico critico" se si può dire. Nella sezione del disegno che ho allegato più su (sopra alla tomografia, quella alla quale ho aggiunto le faglie), il rigonfiamento alla base del versante Ionico, dovrebbe essersi formato così

Ho fatto alcune ricerche sulle tsunamiti smile e qualche riscontro per la costa orientale della Sicilia e quella occidentale pugliese pare esserci.... E' anche vero che in zona c'è l'Etna che potrebbe aver creato precedenti.

Ultima modifica di Pierlo; 19/11/2012 10:46.
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Una domanda riguardo questa:

Quote:
La Velocità delle onde sismiche è legata alle caratteristiche elastiche del mezzo: Rigidità, Incompressibilità e alla Densità.


Per quello che ho capito (delle onde P) un ruolo dovrebbe giocarlo anche il moto del mezzo. Ho capito male?

Nel senso: attraversare un flusso perpendicolarmente non dovrebbe dare lo stesso risultato che darebbe uno scontro. Fermi restando rigidità, incompressibilità e densità.

Spero di essermi spiegato.

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Quote:
Interpretazione che mi ha sempre lasciato qualche perplessità ad iniziare dai gusci concentrici (solido-fluido) che vengono evidenziati per l'interno del pianeta.


Il modello dell'interno della terra è stato fatto sulla base delle onde sismiche (modello reologico).
Attraverso la sismica indiretta (studio delle onde sismiche provocate dai terremoti) sono state studiate le velocità delle onde P e S che si propagano all'interno della terra durante un terremoto. Per definire lo stato fisico dei gusci sono importanti le onde S (onde di taglio) che si propagano solo nei mezzi solidi. Quindi i gusci dove Vs=0 sono allo stato liquido (rigidità del mezzo = 0) mentre per i gusci dove Vs è diversa da zero allora lo stato è solido (mostrano una certa rigidità)

Non mi intendo tanto di anomalie di gravità, ma non credo sia possibile andare tanto in profondità. Credo che come indagine si possa estendere fino al passaggio Crosta-Mantello; Litosfera-Astenosfera.

Quote:
in sostanza nella zona tirrenica la crosta oceanica che dovrebbe sollevarsi con un alto angolo (che tu confermi di circa 60°?) dovrebbe lavorare più a compressione sul versante tirrenico per finire "a sbalzo", quindi a taglio, su quello ionico e cedere ciclicamente al raggiungimento del "carico critico" se si può dire.

mi sembra ci sia un po' di confusione tra modelli tettonici e frane...

Durante il sollevamento di una catena montuosa, sul suo fronte si creano delle faglie inverse e di sovrascorrimento (faglie inverse inclinate con un basso angolo: 30°). Durante il sollevamente è facile che avvengano delle frane dovute al distacco di materiale del blocco di tetto di una faglia. Questi distacchi formano degli accumuli di frana.
Non capisco: crosta oceanica che dovrebbe sollevarsi con un alto angolo (che tu confermi di circa 60°?)


Paolo
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