Se ci si appoggia a queste argomentazioni vuol dire che tutto il resto è debole.

Vogliamo vietare l'esecuzioni di indagini per altri professionisti. Ok

Vogliamo vietare l'utilizzo di una sonda a carotaggio continuo. Ok E se ne inventano una portatile?

Ma attenzione se andiamo su questa strada possiamo vietare il possesso di un plotter allo studio perchè il suo funzionamento non è direttamente collegato alla attività professionale ma è pura attività d'impresa del centro servizi stampa sotto casa.

I livelli che individuo sono due.
L'Unione Europea ha diffuso delle linee guida per certificare i materiali DA COTRUZIONE, e davvero vorrei un parere europeo se le indagini geotecniche nel sottosuolo rientrano in questi materiali. MA non raccomanda certo di organizzare tali laboratori e affini sulla base di quantità di attrezzatura e metri quadri d'ufficio. La qualità non si misura su queste cose. Proprio a livello professionale potrebbe allora valere che se ho un bello studio in posizione centrale sono più bravo del collega che lo studio non lo ha.
O ancora, che se sono UN PROFESSORE UNIVERSITARIO, sono più bravo...

Quindi altro livello. La legislazione italiana riguardante gli Ordini vuole dividere l'attività impreditoriale dalla professionale.

Nel nostro caso, *mente e malleo*, tale divisione è abbastanza difficile concorderete?
Allora per mazzettare un campione di roccia devo chiamare l'impresa? Perchè non sto facendo un lavoro intellettuale ma colpendo con forza e destrezza un campione!
Come la mettiamo.

Usiamo un po di buon senso e veniamo ad un accordo, senza metter sul lastrico più del65% per cento dei geologi italiani che non sono proprio persone abbienti e che hanno assunto magari degli impegni economici fidandosi di questa possibilità.

Passi Bersani, che vuole liberalizzare, ma è triste che si venga colpiti proprio dal proprio CNG appena votato nel cui atteggiamento prevale chiaramente questo intento; come ha ribadito il presidente del mio Ordine Regionale in una lunga circolare appena arrivata.
Che qui estapolo:
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Il quadro che si è prospettato in merito alle opinioni degli OO.RR. però non è unitario, ma appare complicato dal disaccordo di alcuni presidenti regionali circa l’opportunità e la legittimità delle rivendicazioni da avanzare in materia geotecnica e relativamente alle attività di indagine e di laboratorio. A costoro è stato ricordato dai più che il 65% del fatturato dei geologi in Italia proviene da prestazioni di tipo geotecnico che costituiscono la più importante, se non esclusiva, porta di ingresso alla professione per i giovani che vi si affacciano. Anche in seno allo stesso Consiglio Nazionale traspare una non totale concordanza in merito alle rivendicazioni da proporre. Si può ben comprendere, quindi, come sia faticoso concertare una convinta pressione sugli organismi istituzionali che dovranno provvedere alla revisione più o meno prossima del DPR 328/2001 (che le nuove norme non hanno abrogato) ove si legge che “le indagini e la relazione geotecnica” rientrano fra le attività che formano oggetto della professione degli iscritti alla Sez. A dell’Albo dei Geologi, decreto che rappresenta l’unico, vero baluardo delle nostre rivendicazioni. Da tempo anche il C.N. degli Ingegneri, che ha diffuso un’ampia relazione elaborata dal proprio Centro Studi, sta lavorando affinché siano introdotte modifiche nel DPR 328/01 tali per cui venga eliminata la previsione della competenza geotecnica ai geologi così come attualmente formulata.
......
E’ bene specificare che il campo di applicazione della norma richiedente la certificazione ufficiale, possiede uno spettro assai ampio, che va dai sondaggi meccanici e prove in foro associate (S.P.T., permeabilità, dilatometriche, pressiometriche, scissometriche, inclinometriche etc.), alle prove di laboratorio sui terreni e le rocce, a prove diverse sui terreni (carico su piastra, carico su pali, misura del peso dell’unità di volume etc.), alle prove geofisiche in sito (prospezioni elettriche e sismiche, indagini elettromagnetiche, indagini georadar). Tale norma, di cui ad oggi non si prevede la data esatta di entrata in vigore, ha destato profonde preoccupazioni in molti Colleghi, che hanno paventato una flessione della propria attività professionale e quindi della capacità reddituale. Sul punto, nell’ambito della discussione fra OO.RR. e C.N. il dibattito è stato assai articolato con toni talvolta accesi, ma nel quadro delle diverse opinioni è stato affermato un principio incontrovertibile nel merito del quale lo stesso Ordine regionale già in passato si è più volte espresso: l’esigenza di una netta separazione fra attività professionale e imprenditoriale. Da ciò deriva la necessità di porre precisi limiti, giacché l’utilizzo di attrezzature o strumentazioni per lo svolgimento di quest’ultima comporta innanzitutto l’obbligo di configurare un separato regime fiscale con l’acquisizione di un numero di partita IVA diverso rispetto a quello con il quale si opera professionalmente, senza contare il differente trattamento normativo cui vanno soggette, anche per quanto concerne il rispetto tariffario e le norme deontologiche nel loro insieme.
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Da una parte si vuole liberalizzare appiattendo qualità e di conseguenza costi, già ampiamente minimi per tutti nel privato e anche ormai nel pubblico.
Dall'altra si crea una nicchia per pochi con un apposito tariffario e una riserva di lavoro immensa.
Ma come?
E' giusto questo? Altro che separazione di attività professionale e professione.

GRazie


"Prosunt omnia quae obstant"
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