TACS scrive:
Mi sovviene solo ora una risposta tanto semplice quanto ovvia al problema legato alla divisione tra imprenditori e lineri professionisti:
se si vuole essere imprenditori basta lasciare la libera professione, ossia riconsegnare il timbro e la firma (che potranno essere recuperate quando si smette di lavorare come imprenditori)
C'è qualcosa di errato in tutto ciò?????
Si TACS, c'è molto di sbagliato. Sempre dal mio punto di vista e per le mie conoscenze.
L'errore di fondo, a mio avviso, è legare l'iscrizione all'Albo all'esercizio della libera professione e solo a quello.
Dividiamo i campi:
1) abilitazione professionale
2) iscrizione agli Albi
3) forma dell'attività imprenditoriale
Per esercitare la libera professione si deve essere iscritti all'Albo. Ma anche per essere direttori tecnici di aziende private, ma anche per essere funzionari e dirigenti pubblici (anche se qui la cosa si complica).
L'ordine non tutela una "forma imprenditoriale" di esercizio della professione (la forma "libero professionista") la TUTTE le forme di esercizio della professione. E la tutela non è rivolta unicamente all'iscritto (anzi per lo più non è rivolta all'iscritto) ma al "fruitore" del servizio. Quindi al cliente.
Le cose poi si complicano con le normative del codice civile e delle leggi fiscali. Non è rara la presenza di "imprenditori occulti". Esempio ?
Studio o impresa intestata alla moglie ed esercizio della professione da parte del marito che "fattura" all'impresa della moglie.
Quindi la Sua proposta non solo non è applicabile perchè è contraria alla vera natura degli ordini professionali ma è anche inutile.
Mi sa che bisogna farci un pensiero più approfondito.
Cordialmente.