Egregio collega TACS, l'errore è proprio nella sua frase:
esercizio di una professione = libero professionista.

E' un'equivalenza non scontata. Non nella nostra normativa. Nella nostra normativa esiste altra equivalenza: esercizio della professione = responsabilità personale su quanto detto, scritto e prescritto. Stop.

Il fatto che poi esistano tariffari minimi non tange.

Attenzione a questo fatto. Lei confonde ed identifica la forma "commerciale" con la quale esercita la sua attività con la forma giuridica che sta alla base degli ordini professionali.
Raramente troverà responsabili di laboratorio chimico "liberi professionisti". In genere sono tutti dipendenti, e stesso valga per i direttori tecnici i quali (!!) NON sono in conflitto d'interessi ma OBBLIGATORI per parecchie normative perchè l'impresa possa esercitare la sua attività.

La sua "libera professione" è una forma d'impresa. E su questo non ci sono dubbi. Perchè è INOPPUGNABILE che lei VENDE servizi e questo è per tutte le dottrine economiche e giuridiche una forma di "attività aziendale di produzione" che in economia aziendale prende il nome di IMPRESA. Le consiglio come lettura estiva il SAITA: Economia aziendale. E' illuminante per questo.

Quindi e da capo. Ribadisco, senza volerla per forza convincere ma per non lasciare un vuoto di risposta, che non è per tutelare gli interessi del "libero professionista" che esistono gli ordini ma per tutelare la comunità dall'esercizio abusivo della professione, sia esso condotto in qualsivoglia forma o sotto qualsivoglia cappello commerciale.

Cordialmente.


Expo 3001