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Iscritto: Oct 2008
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Anni addietro mi sono occupato dell'argomento concernente i criteri di misurazione dei materiali di scavo e questo studio fu pubblicato nella rivista Tempo Tecnico (n.5, 1969). All'epoca i materiali di scavo erano genericamente classificati "terra, roccia tenera, roccia dura" e la misura del grado di durezza era rapportata alla roccia campione che era il "tufo da taglio". Per la misura della consistenza della roccia tenera si sottoponeva un cubetto alla "prova a rottura" e il valore poteva essere uguale a quella del tufo da taglio ovvero maggiore entrando nel campo delle rocce dure. Il criterio si prestava, ovviamente, a contenziosi spesso irrisolvibili per gli opposti interessi della D.L. e dell'Impresa. Mi occupavo di movimenti di terra per i lavori autostradali. La Caterpillar aveva iniziato a equipaggiare i trattori con i denti del "ripper" e consigliava ai clienti la ruspa più adeguata e il numero di denti in funzione del "grado di lavorabilità della roccia" che in America veniva usualmente determinata con la "sismica a rifrazione". Non entro nel merito di questo metodo di indagine che è fin troppo noto. Ma per fornire un contributo al Collega che ha posto il quesito dico che le indagini puntuali si prestano poco o affatto a descrivere un criterio univoco di riferimento perché il materiale naturale (la roccia in s.l.) è per definizione eterogeneo e quindi ha caratteristiche fisiche e proprietà meccaniche discretamente diverse da punto a punto. La sismica a rifrazione, per contro, registra e misura la "velocità" dell'onda P che ovviamente è più bassa nei materiali areati (suolo, terra) ed è progressivamente crescente dalle rocce disgregate a quelle più compatte. In pratica la velocità delle onde P misura lo stato dell'ammasso. La scientificità del metodo e l'affidabilità interpretativa dei risultati furono riconosciuti validi dall'ANAS e dalle Ferrovie che introdussero il metodo nei loro capitolati di appalto. In conclusione consiglio il Collega ha non enfatizzare il problema addentrandosi in rilievi e prove che sono inutilmente dispersive, oltreché costose, ma limitarsi soltanto ad effettuare stendimenti sismici in numero sufficiente a coprire tutta la zona in esame. Maniscalco
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