Per il momento la popolazione della nostra zona è purtroppo fin troppo informata per la tristissima esperienza acqusita.

A mio modesto parere dovrebbe essere il nuovo corpo volontario dei geologi a muoversi in tal senso, ma io, essendomi calcellato dall'Ordine ( dopo 50 di geologia "militante") non ho più voce in capitolo.

Mi sono dimenticato di scrivere a proposito dell'impegnativo ed estremamanete professionale intervento dei soci della Geoprociv (l'associazione di geologi per la protezione civile presente in Emilia Romanga da diversi anni) che in occasione del sisma nel basso modenese ha avuto il suo battesimo di fuoco impegnandosi con entusiasmo e competenza per giorni e giorni in un numero elevatissimo di sopralluoghi.

Gli interventi sono partiti tardi perchè si è aspettato il via della Regione, cosa che è risultata dannosa perchè la vegetazione delle culture agricole, in particolare quelle del mais, cresceva e copriva le liquefazioni del terreno, .

Il lavoro si è concentrato su due punti:

1) verifica della incolumità degli argini dei corsi d'acqua.

Questa è stata un' operazione risultata particolarmente difficoltosa perchè gli argini e gli alvei sono occupati da una fittissima vegetazione arborea per merito degli pseudo "ambientalisti" che si oppongono alla pulizia degli alvei e degli argini perchè ritengono che i corsi d'acqua debbano essere le autostrade dei selvatici per raggiugere dalla collina la bassa pianura.

Per inciso: ci troviamo da anni così con gli argini scavati dalla nutrie, volpi e tassi per fare le loro tane, con i tempi di smaltimento delle piene allungati con conseguente ammollimento degli argini aumentando le possibilità che franino, con gli alberi eradicati che si accumulano di traverso contro i piloni dei ponti creando vere e proprie dighe che minacciano non solo la loro stabilità ma anche possibili sormonti arginali e quindi esondazioni e rotte arginali.

2) verifica di assenza di liquefazioni nei paleoalvei che incrociano il corso d'acqua attuale perchè in caso di piena avrebbero potuto causare sifonamenti con conseguneti allagamenti e ribaltamento degli argini.

3) L'opera più che meritoria di un nostro collega che con un ultraleggiero ha fatto un rilievo fotografico delle liquefazioni che con il passare del tempo venivano nascoste dalla crescita delle culture agricole, in particolare quelle del mais e che quindi non sarebbero state individuate.

Peccato che di tutto questo lavoro sia stata convenientemente informata la popolazione solo con un comunicato stampa pubblicato unicamente dalla Gazzetta di Modena (fra l'altro per le mie pressioni su un giornalista amico di famiglia).

In questi casi invece occorre adottare il motto: fare, far bene e FARE SAPERE.



Ultima modifica di Antonio Scaglioni; 30/03/2013 19:08.