Riguardo al punto 1, sostanzialmente condivido, ma proprio per questi motivi si occupava poco (e poco lo si considerava esperto) di interazione fra sapere prettamente scientifico ed interventi sul territorio;
riguardo al punto 2, purtroppo la legge non fa il geologo; nel senso che da una parte il geologo è entrato finalmente nelle pianificazioni a larga scala, dall'altro, a scala più ridotta, la figura del geologo ha faticato e fatica ancora oggi ad entrare nel bagaglio culturale ordinario della gente; e proprio perché alcune leggi impongono (per fortuna) la presenza del geologo, nei più questo viene ancora oggi vissuto come una imposizione burocratica. Del tipo: "...ma trent'anni fa il geologo non c'era e le case si facevano lo stesso e ancora stanno su".
Sulle conclusioni invece sono sostanzialmente d'accordo: sarebbe meglio fare di più i geologi e meno gli ingegneri, solo che questo è possibile di più nelle pianificazioni (PRG. PTCP, ecc.) che nei lavori ordinari, nei quali spesso di geologico "stretto" (geo-strutturale e sedimentologico, geomorfologia a parte che serve davvero sempre) c'è proprio poco poco da fare, anche a cercarlo col lanternino. A meno che non si faccia come qualcuno, che per la costruzione di una casetta si mette a dissertare in pagine e pagine sull'evoluzione tettonico-sedimentaria dell'area dal Terziario in avanti, senza che ciò abbia alcuna influenza sul manufatto in esame. E quindi magari le Università, oltre a creare bravi geologi, dessero loro migliori conoscenze di geotecnica. Il che agli Ingegneri, se ci si pensa bene, toglierebbe tante castagne dal fuoco, e non penso sarebbero ostili, proprio per quella complementarietà di competenze che ricordavi tu.