spiega Antonella Peresan. «Le piccole scosse diventano più frequenti, tendono a raggrupparsi nel tempo, si verificano simultaneamente in aree distanti e, infine, aumentano d’intensità».


L’algoritmo utilizzato in questo modello del Prof. Panza è interessante (al suo interno penso ci sia l’algoritmo M8 del prof. Vladimir G. Kossobokov).


Le piccole scosse si raggruppano per formare delle microstrutture (ad esempio le Tr, 2Mi, DTr, ecc), ma non sempre diventano frequenti.
Queste microstrutture anticipano la fase di rilascio di energia che termina sempre con una scossa medio-forte.
Si formano sia nel medio periodo sia nel breve e sono seguite da uno o più foreshocks caratteristici, anomalie sismiche ed “esplosioni sismiche” (questi sono segnali premonitori importanti da individuare e valutare con molta attenzione).
Il valore di magnitudo della scossa finale è funzione dei foreshocks caratteristici e dalla struttura delle esplosioni sismiche.