La risposta di Mucciarelli chiarisce due cose:

1) gli accordi con l'ateneo. Nell'articolo di Panorama qusto dettaglio non è spiegato, anzi è esposto in maniera ingannevole, forse a causa di un errore di sintassi:

Quote:
Qualcuno potrebbe allora aspettarsi che all’Università di Bologna, dove operano sia Mulargia che la Castellaro, siano stati corrisposti i canoni periodici previsti dalla legge nel caso in cui titolari del brevetto siano esclusivamente gli inventori e non l’ente di ricerca. Invece l’Ufficio brevetti dell’ateneo precisa che dal 2004, anno della brevettazione, sino a oggi l’Università non ha visto neppure un centesimo. Interpellato su questo punto Mulargia afferma che l’invenzione non ha visto alcun coinvolgimento dell’Università, essendo stata realizzata «in un garage».


Secondo la frase in neretto ci si aspetterebbe che i titolari del brevetto, pur non avendo ricevuto contributi dall'università, debbano pagare un'aliquota all'università. Il che, secondo la reale situazione illustrata da Mucciarelli, è totalmente errato in quanto all'università spettano quote soltanto se la stessa ha contribuito alle spese, come è ragionevole.

2)20% di ritenuta d'acconto + 23% di tasse = 43%. Quando dovuto, bisogna aggiungere il contributo INPS pari a un terzo DEL 20%, ossia il 49.7 %.

Vediamo quindi che dal reddito extra ufficio dei pubblici dipendenti la metà spesso va a finire nelle casse dello stato, che a tutti gli effetti può essere considerato un socio, come amano dire gli imprenditori.

Per finire, non avevo capito che tutto era iniziato da una lettera di Mandoli, che non conosco. L'anno scorso infatti in questo forum qualcuno aveva accennato a conflitto di interessi, ma non avevo capito bene a cosa si riferiva, dato che detenere un brevetto da parte di professori e riceverne i proventi è una occorrenza comune (in Italia mi vengono subito in mente Marchetti e Meardi per rimanere nella geotecnica).


"Data speak for themselves" -Reverend Thomas Bayes 1702-1761
P(Ai|E)=(P(E|Ai)P(Ai))/P(E)