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Poiché la presente lettera aperta rifugge da qualsiasi intento delatorio, nella sua forma pubblica sono (per ora) omessi i nomi delle Istituzioni menzionate

--- O ---

Al Ministro per l'Istruzione, Università e Ricerca, Prof.ssa Maria Chiara Carrozza, ai sottosegretari Gabriele Toccafondi, Marco Rossi Doria e Gianluca Galletti e ai deputati e senatori della Repubblica

--- O ---

Nel luglio 2010 risultai vincitore di un concorso per professore associato (settore Geofisica Applicata) indetto dall’Università di [omissis]. La suddetta Università (la legge lo consente) ha poi naturalmente optato per il candidato risultato secondo nella graduatoria finale (guarda caso il “candidato locale”) e, ad oggi, ad una manciata di settimane dalla decadenza dell’abilitazione, non ho ricevuto alcuna chiamata da parte di altre sedi universitarie (naturalmente, per quanto inutile, mi sono premurato di contattarle tutte).


Preme far notare come:

- molte (anche “prestigiose”) università italiane (ad esempio [omissis] e [omissis]) risultano a tutt’oggi prive di docenti di Geofisica Applicata;

- la recente normativa inerente il rischio sismico di fatto impone un’alta specializzazione in questo settore che, nelle università, viene spesso al momento fornita da personale non adeguatamente preparato. Un solo episodio: dopo avere assistito ad uno dei miei workshops, uno studente della [omissis] desideroso di effettuare una tesi su queste tematiche si è rivolto a me che formalmente fungerò da correlatore supplendo così da privato alle mancanze dell’accademia italiana. Si legge in una recente ricerca di mercato commissionata dal Consiglio Nazionale dei Geologi: "Un altro aspetto che è emerso però con forza [...] è l’inadeguatezza del sistema universitario dei corsi di laurea in geologia, risultato non in grado di supportare, in maniera sufficiente, l’ingresso del geologo nel mercato del lavoro, in particolare, nel settore sempre più competitivo della geologia applicata. [...] interrogati direttamente sulle relazioni tra 5 università e mondo professionale, i geologi dipingono uno scenario preoccupante in cui la formazione universitaria ricevuta è ritenuta largamente insufficiente per rispondere alle esigenze del mercato, sia per via di un bagaglio di conoscenze pratiche ritenuto non all’altezza, ma, forse più sorprendentemente, anche per via di una inefficace formazione teorica.";

- le logiche dell’università italiana portano a quanto è recentemente accaduto ad esempio alla [omissis]: i due vincitori di un concorso per associato del mio stesso settore dovendo essere in realtà chiamati presso altre sedi, per “gentilezza” della [omissis] non sono stati da questa chiamati (avrebbero infatti perso l’abilitazione) che è rimasta quindi sprovvista di professore di geofisica applicata. Essendo io privo di "padrino" non ho naturalmente alcuna chance di colmare questa vacanza;

- il degrado etico (la cui necessaria conseguenza è il disastro dell’Istituzione università) ha ad esempio portato a concorsi per ricercatore (e poi associato) in cui il presidente della commissione è persona che intrattiene regolari rapporti economico-professionali con l'azienda del padre della persona poi risultata vincitrice;

- personalmente, oltre ad aspetti di carattere puramente accademico, ho sviluppato attività di spin off (software di elaborazione dati sismici distribuito in tutto il mondo) che sarebbe stato mio desiderio convogliare all’interno dell’università;

- taluni docenti preferiscono fare esattamente l’opposto: sfruttare la propria cattedra per sviluppare (spesso in modo opaco) attività di carattere professionale privata, in alcuni casi usufruendo illegalmente di strumentazione dell’università (quindi pubblica);

- la quasi totalità delle oramai numerosissime spin off universitarie (ma sono numerosi gli enti pubblici "di ricerca" che hanno oramai de facto completamente abbandonato la ricerca per dedicarsi al mercato essendo però formalmente "enti di ricerca" finanziati dallo Stato) non rappresentano in alcun modo prodotti di attività di ricerca di alto profilo ma una mera pratica di metodologie consolidate, ponendosi di fatto come concorrenza sleale (strumentazione e personale pagato dall’università che non svolge oramai più ricerca ma semplice attività professionale, oltretutto da una posizione di dominanza data dal blasone universitario) nei confronti degli studi professionali privati: un profondissimo danno etico ed economico (motivo per cui questa lettera è inviata anche al Ministro per lo Sviluppo Economico, al Presidente del Consiglio e alla Commissione Antitrust) tanto rispetto la ricerca (che non viene più fatta) quanto nei riguardi di professionisti e ditte private;

- ho personalmente assistito (decidendo, al fine di non avallare talune pratiche di carattere palesemente clientelistico, di dimettermi dall’incarico in quel momento assegnatomi) a pesanti sperperi di denaro pubblico affidato a personale non competente (come i risultati - che ho potuto consultare solamente dopo aver fatto ricorso al TAR - oggettivamente dimostrano) ma con consolidate amicizie con i vertici di enti pubblici finanziatori (nella fattispecie la Regione [omissis]); tale "caso studio" sarà incidentalmente ampiamente descritto in un libro dedicato al mondo della ricerca (all') italiana a cui mi dovrò purtroppo dedicare alla decadenza della mia abilitazione.

- risulta palese a chiunque conosca taluni fatti e il sistema accademico italiano come la conventio ad excludendum nei miei confronti sia anche (non solo) legata alla mia documentata denuncia (iniziata in un incontro pubblico allo scorso Geofluid - fiera biennale della geologia applicata italiana) di criteri di spartizione e pochezza dei risultati tecnici del "progetto di ricerca" di cui sopra.



Se l'intenzione di questa lettera è quella di difendere il mondo della ricerca contro il malaffare che corrompe profondamente un'istituzione che svolge un ruolo determinante nella formazione del tessuto socio-economico, è tuttavia purtroppo necessario dire che i segnali che provengono dalle istituzioni competenti (tipicamente impegnate anch'esse nella difesa del sistema di cui sono di fatto parte integrante) sono assolutamente negativi.
In relazione al mio come a molti altri analoghi concorsi, non appare del tutto evidente che quanto la legge prevede (assumere il candidato risultato secondo in graduatoria) sia scandalosamente in contraddizione con il principio meritocratico (in Italia costantemente invocato in quanto perennemente disatteso)?
Anche decidendo di tutelare il secondo in graduatoria non dovrebbe essere interesse del sistema Italia farsi forza dei meriti del candidato risultato (nonostante tutto) primo?

In quale paese e in quale altro settore della pubblica amministrazione (persino quella italiana) si assume il secondo "classificato" e si lascia a casa il primo?

Com'è possibile ritrovarsi in commissioni d'esame amici e stipendiati "di famiglia" o personale con meno pubblicazioni (nessuna esperienza estera e persino inadeguate conoscenze linguistiche) di taluni candidati, naturalmente proprio per questo penalizzati mentre ad essere "preferiti" sono sempre inesorabilmente i cosiddetti "servi sciocchi" che a fronte della propria pochezza tecnico-scientifica offrono quella supina obbedienza che una persona preparata non assicura (non a caso il tasso dell’emigrazione di “alto profilo” risulta costantemente in aumento)?

La domanda che un vastissimo (e sempre crescente) numero di ricercatori continuano da decenni a porre mentre il degrado dell'Istituzione Università si aggrava di anno in anno è sempre più urgente: dobbiamo continuare ad emigrare a causa dell'endemico e cronico malaffare delle Istituzioni Accademiche o, dopo innumerevoli contro-riforme "peggiocratiche", si intende porre concretamente in atto una "discontinuità meritocratica"?

Distinti Saluti
Giancarlo Dal Moro

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Profondamente dispiaciuto e nello stesso tempo stupito.
Spero che cambi profondamente questo nostro profondo degrado.
Cordiali saluti
Amedeo


Ognun vede quel che tu pari, pochi sentono quel che tu sei – Niccolò Machiavelli
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Quanto descritto avviene quotidianamente in praticamente tutti gli ambiti della vita "pubblica" italiana.

Le speranze non servono a nulla se non a perpretrare l'italianità (nella nota classifica della corruzione nel mondo l'Italia viene dopo il Ruanda - nel senso che è più corrotta del Ruanda).

Ora è attiva una "petizione" (con alcuni brevi notizie "accessorie"): Petizione http://chn.ge/12pBXvc


Per il libro menzionato sono in cerca di notizie su tal "Claudio Chiarella" (deve essere un esperto di studi di "seismic hazard" - ha vinto una selezione in merito ma non riesco a trovare notizie e l'Università presso la quale ciò è avvenuto non ha acconsentito all'accesso agli atti).

Qualcuno lo conosce?


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Ha provato ha raccontare la sua storia a qualche noto giornalista scientifico per provare a darle anche una certa risonanza mediatica?


Niuno però presagì prima dell’avvenimento quello, che dopo l’avvenimento di poter naturalmente presagire dicevano quasi tutti
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In queste settimane mi darò da fare in quel senso (purtroppo il lavoro non lascio molto spazio...). Anzi, se qualcuno a qualche contatto da suggerire, ne sarò grato.

Naturalmente non ho alcuna "fiducia" in nessuna Istituzione ma, essendo lontanissimo da qualsiasi forma di cinismo, non posso non pensare che l'unica forma di speranza possa essere quella derivante da una presa di posizione dura, pura e disinteressata da parte degli "italiani" che purtroppo sono però (la storia insegna) troppo inclini al "che-ci-vuoi-fare-tanto-non-cambia-niente" e a curiose forme di sottomissione al proprio carnefice.
L'italiano troppo spesso cerca il piccolo favore personale piuttosto che il diritto di tutti, non rendendosi conto che il favore di oggi domani si trasforma in condanna.


Ora posto un altro edificante fatto che la dice lunga ("La distanza tra Italia e USA")...

Leggete e firmate la petizione sul mondo della ricerca all'italiana al seguente link: [url=http://chn.ge/12pBXvc][/url] http://chn.ge/12pBXvc


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In questa sede i nomi degli Enti e delle cariche Pubbliche coinvolte sono omessi (saranno inseriti solo nel libro assieme alla relativa documentazione).




La distanza tra Italia e Stati Uniti d'America (ma dovremmo includere anche l'Europa del Nord) non è una questione geografica. E’prima di tutto una questione socio-culturale. Vediamo in estrema sintesi due fatti rivelatori che, splendidamente intrecciati nel tempo e nel significato, consentono di capire perché l’Italia, marciando da sempre nella stessa direzione, si trova in bilico sul baratro.


Fatto numero 1.
Geofisico di professione ed appassionato di astronomia, ho recentemente scritto all’Università di Stanford (una delle più prestigiose al mondo) in via del tutto informale e quasi con timore reverenziale per avere alcune informazioni sui dati sismici raccolti dalla NASA sulla Luna nel corso delle varie missioni Apollo. Risultato: nel giro di pochi giorni mi vengono recapitati via corriere espresso (a spese della Stanford University) i CD dei dati e una serie di articoli scientifici inerenti misure ed analisi. Nel biglietto che accompagna il pacchetto il Professore a suo tempo a capo del progetto di acquisizione ed analisi di questi dati mi ringrazia dell’interessamento.


Fatto numero 2. Nello stesso periodo chiedo (inizialmente informalmente) alla [omissis - nome dell'Ente Pubblico Regionale] di consultare alcuni rapporti di un “progetto di ricerca” (finanziato con soldi pubblici). Silenzio. Dopo alcune settimane provvedo ad inoltrare formale domanda ai sensi della legge 241/1990 e della legge regionale 7/2000 (Friuli Venezia Giulia) (che dispone l’accesso a questo tipo di documentazione da parte di qualsiasi cittadino senza oltretutto dover fornire motivazioni). Silenzio. Invio ulteriore invito (inserendovi per conoscenza il Presidente della Regione [omissis] e l’Assessore [omissis]) a sanare questa inadempienza (mio estremo tentativo di conciliazione atto ad evitare azioni giudiziarie). Risposta: lettera di diniego all'accesso ai dati. Necessaria risposta: ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale. Pensai: "vuoi vedere che i dati NASA della Luna sono pubblici e forniti con le modalità sopra ricordate mentre quelli della [omissis - nome dell'Ente Pubblico Regionale] (pagati con soldi pubblici) sono secretati?


Epilogo: dopo una sola settimana dal deposito del ricorso (quindi ben prima di qualsiasi udienza) la [omissis - nome dell'Ente Pubblico Regionale] invia una raccomandata in cui si comunica la concessione alla visione del materiale.
Le prime legittime domande: qual è l’humus culturale (e quindi politico) alla base di tale atteggiamento? Perché negare l'accesso a dati e rapporti che (ribadiamolo: finanziati con denaro pubblico) dovrebbero essere assolutamente trasparenti e quindi accessibili?


Amerei poter rendere pubblicamente note le risultanze tecniche ed etico-morali di quello che ho al fin potuto visionare ma la ricchezza dei fatti e la specificità dei contenuti impone di farlo (in modo documentatissimo) in un libro in fase di stesura e dedicato al disastro del mondo della "ricerca" all'italiana raccontato da chi l'ha vissuto in primissima persona. Non è irrilevante far presente come la documentazione in oggetto riguarda un “progetto di ricerca” inerente la “sicurezza sismica”; ne presi parte agli inizi ma me ne dimisi per motivi che potranno essere illustrati in modo chiaro e documentato nella menzionata futura fatica editoriale.


Sul giustificato dubbio di chi io sia per potermi permettere di questionare su taluni aspetti tecnico-scientifici una breve sintesi: primo classificato ad un concorso per Professore Associato di Geofisica Applicata senza alcuna speranza di essere chiamato da alcuna Università italiana per mancanza di padrino (guarda caso, grazie ad una meritocratica ed eccellente legge della Repubblica Italiana, il secondo in classifica - il cosiddetto “candidato locale” - ha potuto essere immediatamente chiamato dalla sede “locale”).
Vuoi vedere che la prossima frontiera per i ricercatori italiani è veramente la Luna?!

Leggete, firmate e fate girare la petizione sul mondo della ricerca all'italiana al seguente link: [url=http://chn.ge/12pBXvc][/url] http://chn.ge/12pBXvc

Giancarlo Dal Moro


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