Se capisco bene, AD70, la tua prima domanda si collega all'ultima, cioè se è possibile che materiali ceramici provenienti da zone diverse potessero essere "tritati" in un unico impasto realizzato riciclando appunto ceramiche diverse?
Dunque, la pratica di mescolare frammenti ceramici "di riciclo" (scarti di fornace, cocciame vario) ad argilla nuova per creare oggetti nuovi è del tutto comune (non praticata ovunque nè sempre ma comune) e questi frammentini, che in genere si distinguono bene anche alla lente 5x quando non ad occhio nudo, si chiamano chamotte. Sono anzi un valido elemento strutturale del vaso perchè essendo essi stessi ceramica rispondono allo stesso modo del vaso alle sollecitazioni termiche durante la cottura in fornace. Non sarebbe comunque possibile creare un vaso esclusivamente aggiungendo un pochino di argilla nuova ad un trito di vecchi cocci, sarebbe impossibile da tornire e non sarebbe funzionale! Anche ammettendo che fosse possibile non è questo il caso.
Le analisi mineropetrografiche delle sezioni sottili di frammenti ceramici comunque guardano alla matrice di argilla e ai minerali associati per creare la struttura del vaso, non a questi inclusi, che sono sempre decisamente minoritari.
Dubito che l'argilla e le sabbie usate per l'impasto vengano da due zone differenti.
Per quanto riguarda la seconda domanda no, niente longobardi in vista! La zona del sito è saldamente sotto il controllo del Patrimonum Sancti Petri, cioè Roma. Quelle zone che ho indicato come possibili derivano dai percorsi commerciali più plausibili, cioè verso Frosinone lungo la via Latina o ancora più a sud. E comunque sì, spesso le vie commerciali sono indipendenti dai confini territoriali.
Ultima modifica di Filippo L'Arabo; 17/05/2013 15:15.