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Tu non hai capito una cosa fondamentale è cioè che delle formule ce ne sono a bizzeffe ma molte tra queste sono verificate solo localmente.
Per questo motivo devi "cercare, provare e confrontare" sino a che non hai trovato qualcosa che ti soddisfi.
Se pretendi che uno ti dica ".... usa la formula a pag. 36, con Nkt=16" senza sapere il contesto in cui operi allora sei completamente fuori strada.
Se poi insulti chi cerca di aiutarti allora vuol dire che hai anche qualche tara comportamentale a cui dovresti cercare di porre rimedio.
Per quanto mi riguarda è comunque la prima e l'ultima volta che mi confronto con te.


Gianni Togliani
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Gianni, ma geofabiuz è visibilmente stressato ed è chiaro che il suo nervosismo è dovuto al sonno che sta perdendo dietro queste correlazioni.

Geofabiuz, ti consiglio di seguire questa procedura:

1)Leggere un libro o vedere un film che ti interessano stasera e poi addormentarti dimenticando le correlazioni.
2)Seguire il consiglio che ti ho dato alcuni posts fa: adottare solo le correlazioni più semplici per adesso
3)porgere le dovute scuse a gianni togliani (con me non c'è bisogno)
4) continuare a seguire questo thread.


"Data speak for themselves" -Reverend Thomas Bayes 1702-1761
P(Ai|E)=(P(E|Ai)P(Ai))/P(E)
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Senneset et al.: io utilizzo correntemente per argille questi dati (senneset et al. 1989 nell'articolo da te postato), quando non ci sono edometrie che indichino Alpha diversi:

M’ = Alpha_i (qt-sigma_vo) * pa

Alpha_i = 10 ± 5 (argille OC)
Alpha_i = 6 ± 2 (argille NC)

dove:

qt =qc+(1-a)*ubt
ubt= 0.53*qt (argille intatte)
Dove:
qt = resistenza alla punta del penetrometro elettrico
qc = resistenza alla punta del penetrometro meccanico
a = 0.7-0.85 (Robertson, 2010)

Mentre per le litologie siltose vanno benissimo i dati da te postati di Senneset et al. 1988:

M=qt*2 (qt<= 2.5 Mpa)
M=qt*4 (5>=qt>= 2.5 Mpa)

Per Qt 2.5 avremmo M = 5 Mpa, mentre per qt 3 avremmo M = 12 Mpa e certo quel salto dà fastidio perché ci sono 7 Mpa di differenza a fronte di una differenza di Qt di solo mezzo Mpa, ma questo è il mondo delle correlazioni, da prendere con filosofia.


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Per la Cu:

Cu=(qc-sigma_vo)/Nk

Dove:
qc = resistenza alla punta
sigma_vo = pressione litostatica totale
Nk = 14 per argille NC
Nk = 17 ±5 per argille OC


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Originariamente inviato da: gto
Tu non hai capito una cosa fondamentale è cioè che delle formule ce ne sono a bizzeffe ma molte tra queste sono verificate solo localmente.
Per questo motivo devi "cercare, provare e confrontare" sino a che non hai trovato qualcosa che ti soddisfi.
Se pretendi che uno ti dica ".... usa la formula a pag. 36, con Nkt=16" senza sapere il contesto in cui operi allora sei completamente fuori strada.
Se poi insulti chi cerca di aiutarti allora vuol dire che hai anche qualche tara comportamentale a cui dovresti cercare di porre rimedio.
Per quanto mi riguarda è comunque la prima e l'ultima volta che mi confronto con te.

suvvia, non te la prendere

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Originariamente inviato da: mccoy
Senneset et al.: io utilizzo correntemente per argille questi dati (senneset et al. 1989 nell'articolo da te postato), quando non ci sono edometrie che indichino Alpha diversi:

M’ = Alpha_i (qt-sigma_vo) * pa

Alpha_i = 10 ± 5 (argille OC)
Alpha_i = 6 ± 2 (argille NC)

dove:

qt =qc+(1-a)*ubt
ubt= 0.53*qt (argille intatte)
Dove:
qt = resistenza alla punta del penetrometro elettrico
qc = resistenza alla punta del penetrometro meccanico
a = 0.7-0.85 (Robertson, 2010)

Mentre per le litologie siltose vanno benissimo i dati da te postati di Senneset et al. 1988:

M=qt*2 (qt<= 2.5 Mpa)
M=qt*4 (5>=qt>= 2.5 Mpa)

Per Qt 2.5 avremmo M = 5 Mpa, mentre per qt 3 avremmo M = 12 Mpa e certo quel salto dà fastidio perché ci sono 7 Mpa di differenza a fronte di una differenza di Qt di solo mezzo Mpa, ma questo è il mondo delle correlazioni, da prendere con filosofia.


grazie della info, mi scuso con GTO, mi giri l'atricolo dove ci sono queste relazioni ? Grazie

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Del primo:

K. Senneset, R. Sandven, T. Lunne, T. By and T. Amundsen (1988): Piezocone tests in silty soils. The First International Symposium on Penetration Testing, Orlando, USA.

Dovrei avere gli atti cartacei

Del secondo:

K.Senneset, R. Sandven and N. Janbu (1989): The evaluation of soil parameters from piezocone tests. Symposium on In situ testing of soil properties for transportation facilities. National Research Council, Washington D.C.

ho trovato i riferimenti da un'altra parte, non ricordo dove


"Data speak for themselves" -Reverend Thomas Bayes 1702-1761
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Originariamente inviato da: gto
Si, ma tra i due metodi, dopo una valutazione critica di entrambi, quasi sempre la mia scelta ricade sui valori forniti dal DMT che considero un modulo confinato "operativo".
Ci sono del resto moltissimi esempi in letteratura che confermano l'attendibilità di M da DMT per il calcolo di cedimenti in casi reali l'ultimo dei quali è quello relativo al rilevato sperimentale di Treporti.


Questo implicherebbe che le edometrie di laboratorio siano troppo conservative, a causa del disturbo o di altri fattori...


"Data speak for themselves" -Reverend Thomas Bayes 1702-1761
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I parametri geotecnici ricavati da prove penetrometriche (SPT, DPSH, CPT, CPTU) sono puramente delle correlazioni empiriche e pertanto necessitano di essere tarati con prove di laboratorio geotecnico, inutile chiedere quale formula sia migliore. Giustamente mccoy ti ha indicato quelle che usa lui, ma stai tranquillo che le ha prima tarate per anni nelle zone dove opera abitualmente. Io ho fatto altrettanto dalle mie parti dove trattandosi di piroclastiti sabbiose ghiaiose, prevalentemente sciolte, ed essendo perfettamente impossibile estrarre campioni indisturbati è certamente preferibile una prova penetrometrica in continuo. Tuttavia ti posso garantire che non mi azzarderei mai ad effettuare solo correlazioni empiriche da cpt su suoli argillosi se non avessi prima tra le mani decine di campioni di laboratorio. Meglio prelevare uno o due campioni di laboratorio su cui eseguire una triassiale consolidata drenata e se c'è falda una triassiale non consolidata non drenata. Poi ti puoi fare tutte le cpt che vuoi e le correlazioni le scegli fra quelle più attinenti, il resto, senza taratura è caccia alla volpe. In bocca al lupo.

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Spesso è vero quello che affermi e d'altra parte è sufficiente osservare il "percorso tensionale" che subisce un campione cosiddetto "indisturbato" dal prelievo alla sua utilizzazione finale per rendersene conto (vedi allegato).
Ho parlato di analisi critica dei risultati delle prove di laboratorio e delle prove in situ perché anche queste ultime subiscono innumerevoli influenze che ne condizionano l'esito.
Rispondendo anche a Ferry desidero aggiungere che non è il caso di fare una guerra di religione tra prove in situ e di laboratorio visti i pregi e i difetti di entrambe ma che occorre prendere il meglio da ognuna.
Quello che è incontrovertibile è che negli ultimi cinquant'anni il rapporto prove di laboratorio / prove in situ si è capovolto a largo favore di queste ultime e questo vorrà pur dire qualche cosa.

Immagini allegate

Gianni Togliani
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