Hai in linea di principio ragione, ma essendo nel nostro mestiere assolutamente prevalenti le eccezioni alle regole credo che il giudizio finale sul grado di affidabilità delle prove in situ e di laboratorio, debba essere demandato alla risposta reale dell'opera che per loro tramite è stata dimensionata (prove di carico sui pali, cedimento delle fondazioni etc.).
La mia esperienza nel campo della previsione della capacità dei pali, mi consente di affermare ad esempio che l'uso diretto
dei dati di una CPT/CPTU è preferibile ai metodi analitici (l'angolo di attrito o la coesione non drenata vengono magari derivati dalle stesse prove ma c'è un passaggio in più).
Tuttavia è altrettanto vero che se non sei in grado di interpretare correttamente una prova in situ o/e le analisi di laboratorio o non sai quali modifiche subisca il terreno attraversato dai diversi tipi di palo, otterrai comunque dei risultati disastrosi (questo aggettivo vale anche quando la capacità risulta quantitativamente ben approssimata ma sono invertite le percentuali di resistenza di attrito e di punta).
Alla resa dei conti la scienza (conoscenze teoriche) è molto spesso subordinata all'esperienza, al buon senso e perché no.. alla fortuna e di questo dovrebbero tenere debito conto coloro che vogliono codificare tutto (in questo campo, a mio modesto parere, dovrebbero esistere solo Raccomandazioni e non Norme).


Gianni Togliani