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#126821 16/05/2013 17:42
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Salve a tutti, da una breve ricerca sul web mi sembra che questo sia uno dei forum specializzati migliori, e sono quindi sicuro di trovare un aiuto. Questo topic è rivolto a geologi ma anche a minerologi, specialmente se con una buona conoscenza delle formazioni centro-meridionali italiane (Lazio, Abruzzo, Campania, Molise).

Innanzitutto non sono un geologo ma un archeologo (per la precisione medievista). In particolare sono un ceramologo, e qui viene l'argomento del topic:

Sto studiando la ceramica di un sito della valle del Sacco, nel Lazio, nel comune di Anagni (sito web dello scavo: villa-magna.org ; coordinate del sito: Lat. 41°40'56.35"N - Long. 13° 6'44.30"E). Abbiamo avuto la fortuna di trovare molte fasi interessanti, e altrettanti dati di estremo interesse, tra i quali alcune tipologie ceramiche che per la loro importanza abbiamo fatto analizzare in sezione sottile per determinarne le possibili aree di provenienza, purtroppo non sempre con risultati univoci.

Sono emersi dei gruppi di impasti particolari dove ad elementi derivati da rocce metamorfiche acide si associano in maniera minoritaria elementi vulcanici come basalti e pirosseni. Questa associazione, che di per sè sembra essere rara, mi dicono essere ancora più difficile per il Lazio. Mi piacerebbe avere un'opinione su questo punto.

In particolare, esistono nel Lazio (centrale o meridionale, ma l'area può estendersi anche al di là del Lazio) bacini fluviali dove coesistono rocce metamorfiche e vulcaniche, queste ultime più rare?

Ho sbattuto la testa per settimane sulle carte geologiche del geoportale nazionale, ma devo arrendermi al fatto che non è il mio mestiere!!

Scusate eventuali imprecisioni o cavolate ma appunto non sono un geologo. Sono a disposizione per correzioni o precisazioni. Grazie in anticipo a tutti quelli che vorranno intervenire.

Ultima modifica di Filippo L'Arabo; 16/05/2013 21:54.
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Ciao

In appennino emiliano ci sono zone (limitate) in cui puoi travare l'insieme ! Sono le zone Ofiolitiche, in cui coesistono rocce metamorfiche (principalmente serpentiniti) con basalti dati da lave a pillow.
Prova a cercare se ci sono aree ofiolitiche anche li !

Francesco

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Dimenticavo.
Magari ti può essere utile.
Alcuni palazzi dei papi a Roma (principalmente del 1400-1500) avevano pavimenti in cotto fatti realizzare qui in Brianza (nord milano) nell'area delle Fornaci di Briosco - http://www.fornaceartistica.it/. Di questo sono sicuro 1 Magari le ceramiche che tu stai studiando sono d'importazione (per l'epoca).
Fammi sapere, sono curioso !!

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GeofranzDesio, grazie mille per il suggerimento e per l'informazione su Palazzo Barberini!

Dunque, parte di questi oggetti sono quasi sicuramente importati, io ritengo dal medio-corto raggio (all'interno dello stesso Lazio cetrale-meridionale o dalla Campania settentrionale). Stiamo parlando di ceramiche di IX secolo, che quindi seguono schemi (produttivi e di circolazione) molto diversi da quelli d'epoca rinascimentale e moderna.

Per aggiungere informazioni utili: gli elementi metamorfici potrebbero con un buon grado di certezza derivare dal disgregamento di rocce appenniniche. La mia idea personale è che possano provenire dalle aree dei contrafforti appenninici tra il sublacense e la marsica, o più probabilmente dal territorio prenestino.

Ora seguo la "pista ofiolitica", grazie per il consiglio. Se qualcuno avesse conoscenza di dettaglio sulle formazioni a ridosso dell'appennino Laziale (centrale o meridionale) potrebbe sicuramente portare dati interessanti per confermare o smentire la mia teoria..

Ultima modifica di Filippo L'Arabo; 17/05/2013 12:21.
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Originariamente inviato da: Filippo L'Arabo
Sono emersi dei gruppi di impasti particolari dove ad elementi derivati da rocce metamorfiche acide si associano in maniera minoritaria elementi vulcanici come basalti e pirosseni.


Questa associazione può derivare anche da impasti di materiali provenienti da diverse zone?

Originariamente inviato da: Filippo L'Arabo

Dunque, parte di questi oggetti sono quasi sicuramente importati, io ritengo dal medio-corto raggio (all'interno dello stesso Lazio cetrale-meridionale o dalla Campania settentrionale). Stiamo parlando di ceramiche di IX secolo, che quindi seguono schemi (produttivi e di circolazione) molto diversi da quelli d'epoca rinascimentale e moderna.


Nel IX sec. la zona faceva parte dei territori longobardi? E' per questo che le tue zone di ricerca sono quelle del Lazio meridionale o della Campania settentrionale? O le vie commerciali all'epoca seguivano schemi indipendenti dall'appartenenza territoriale?
E' possibile la pista del riutilizzo di vecchi oggetti per la produzione delle ceramiche?
Scusa le domande ma l'argomento è molto interessante.



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Se capisco bene, AD70, la tua prima domanda si collega all'ultima, cioè se è possibile che materiali ceramici provenienti da zone diverse potessero essere "tritati" in un unico impasto realizzato riciclando appunto ceramiche diverse?

Dunque, la pratica di mescolare frammenti ceramici "di riciclo" (scarti di fornace, cocciame vario) ad argilla nuova per creare oggetti nuovi è del tutto comune (non praticata ovunque nè sempre ma comune) e questi frammentini, che in genere si distinguono bene anche alla lente 5x quando non ad occhio nudo, si chiamano chamotte. Sono anzi un valido elemento strutturale del vaso perchè essendo essi stessi ceramica rispondono allo stesso modo del vaso alle sollecitazioni termiche durante la cottura in fornace. Non sarebbe comunque possibile creare un vaso esclusivamente aggiungendo un pochino di argilla nuova ad un trito di vecchi cocci, sarebbe impossibile da tornire e non sarebbe funzionale! Anche ammettendo che fosse possibile non è questo il caso.
Le analisi mineropetrografiche delle sezioni sottili di frammenti ceramici comunque guardano alla matrice di argilla e ai minerali associati per creare la struttura del vaso, non a questi inclusi, che sono sempre decisamente minoritari.

Dubito che l'argilla e le sabbie usate per l'impasto vengano da due zone differenti.

Per quanto riguarda la seconda domanda no, niente longobardi in vista! La zona del sito è saldamente sotto il controllo del Patrimonum Sancti Petri, cioè Roma. Quelle zone che ho indicato come possibili derivano dai percorsi commerciali più plausibili, cioè verso Frosinone lungo la via Latina o ancora più a sud. E comunque sì, spesso le vie commerciali sono indipendenti dai confini territoriali.

Ultima modifica di Filippo L'Arabo; 17/05/2013 15:15.
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Grazie per le risposte.
L'idea del "miscuglio" era legata al fatto che i termini vulcanici potenzialmente erano disponibili a breve distanza.
Per le rocce metamorfiche acide credo che si debba guardare a Nord, la "pista ofiolitica" potrebbe dare qualche frutto nella zona dell'Amiata (via Cassia).






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Grazie mille!

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Grazie mille!


Qualche informazione si può avere?
Le tue ipotesi hanno trovato riscontro?


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