Se invece di “valori dei coefficienti” avessi scritto ” fattori di capacità portante” tutti, anche quelli tardi di comprendonio come il sottoscritto (sai l’età!), avrebbero capito al volo le tue considerazioni sulla necessità di “stimare con precisione” l’angolo di attrito oltre i 30° (siamo nel campo delle sabbie quindi) senza bisogno di spiegazione alcuna.
Ho virgolettato di proposito “stimare con precisione” perché in effetti si tratta di una contraddizione di termini.
L’angolo di attrito di una sabbia lo possiamo infatti derivare da una prova in situ oppure da una prova di taglio diretto, ma in entrambi i casi, viste le incertezze proprie di entrambi i metodi, ci si troverà a scegliere tra 30°< phi< 36°(1 dev. standard rispetto al valore medio di 33°) con una variazione della capacità portante (in realtà è una capacità a rottura), potenzialmente enorme come giustamente sostieni.
Il passo successivo è chiedersi cosa ce ne facciamo di tale capacità che è un po’ un oggetto misterioso come il modulo di reazione di sottofondo tanto caro agli Ingegneri, perché ciò che comanda nel dimensionamento di una fondazione è l’assestamento che subisce sotto un certo carico prova ne sia che se si giudica il suo cedimento eccessivo si ricorre ad una palificazione per renderlo strutturalmente accettabile.
In questo contesto la variazione di +- 1° ( a proposito complimenti perché credo tu sia uno dei pochi al mondo ad operare con una approssimazione simile) o di +- 3° (l’ambito in cui si muovono invece i comuni mortali), non ha alcuna importanza perché sono ovviamente i moduli di deformazione dei vari strati interessati ed il loro grado di consolidazione a condizionare il risultato.
Tutto questo per concludere che non vale la pena accapigliarsi sulla “precisione” nella scelta dell’angolo di attrito perché, almeno a mio parere, è come discutere del sesso degli angeli.
Per essere costruttivo ti propongo infine di dare un’occhiata all’allegato in cui ci sono, accanto al grafico sinottico dei fattori di capacità portante che ho inserito per quei pochi che non ne conoscessero l’esistenza, tre altri grafici che dimostrano come per determinare la capacità a rottura sia meglio affidarsi ai valori di “qc” piuttosto che ai valori degli angoli di attrito su cui si basano le usuali equazioni (Brinch Hansen, Meyerhof, etc.) e come, sempre tramite “qc” si possa trovare la capacità “q0.1” alla quale corrisponde un rapporto tra il cedimento e la larghezza della fondazione pari al 10%, cosa questa che non mi sembra di poco conto.

Immagini allegate
Nq et al.-B.M. Lehane.pdf (166.57 KB, 58 download)
Ultima modifica di gto; 28/06/2013 15:16.

Gianni Togliani