Gianni, apprezzo il tuo commento che pone in luce 2 possibili diversi approcci alle superpesanti come comunemente praticate in Italia (senza rivestimento).
1) escludere a priori la loro affidabilità e non parlarne più. questa è la linea di pensiero seguita anche da Michele Conti ed è certamente da un punto di vista sensata, nel senso che, a fronte dei noti problemi di incertezza negli stessi NSPT, tentare di costruire correlazioni su correlazioni appare una'impresa persa in partenza.
2) Cercare di utilizzare queste prove con le dovute cautele, per opere di rilievo modesto o relativamente modesto in terreni noti oppure come integrazione di altre indagini. Ad esempio, nell'articolo citato si parla di misurazione della torsione come indice dell'aderenza aste-parete del foro e viene addirittura proposta una formula di correzione. Io ricordo che Massimo Trossero, vecchio lupo del superpesante, mi parlò anni fa di questa misurazione, proposta ad esempio dalle AFNOR francesi che lui esegue di routine e che, almeno dal punto di vista qualitativo, è decisamente una buona idea.
Ho letto l'articolo con un po' di attenzione, si basa su correlazioni sviluppate tramite reti neurali, testate poi su alcune verticali eseguite vicino a fori di sondaggio con SPT.
La procedura è un po' diversa da quella seguita nel campo prove di San Prospero della Pagani, nel senso che parte dal rapporto N1(60)/N20(60), però poi approda al semplice rapporto Nspt/N20, alcuni aspetti sono interessanti come il comportamento con N20(60)>20, inoltre sono compresi terreni limoso-sabbiosi.
Tutto sommato, prendendo atto delle giuste osservazioni di Gianni Togliani e Michele Conti, per chi è costretto ad utilizzare questo imperfetto metodo, l'articolo appare una buona integrazione allo studio Pagani-ISMES