Sono d’accordo con te che la precedenza va data alla difesa delle nostre attività “core”, ma non possiamo lasciare che siano gli altri a sfruttare le poche nuove opportunità che si profilano all’orizzonte.
La qualità è un concetto almeno per me abbastanza chiaro: chi ha un problema di salute è disposto a percorrere migliaia di chilometri e non badare a spese per una visita specialistica che potrebbe rivelarsi risolutiva; chi ha bisogno di un certificato di sana e robusta costituzione paga controvoglia anche 20 € al medico di famiglia sotto casa.
Chi fornisce prestazioni che il cliente percepisce differenziate e ad alto valore aggiunto, sicuramente non avrà problemi di parcella, chi non riesce a trasmettere questa percezione di valore continuerà nella guerra dei prezzi al ribasso.
Chi rema al contrario, sono tutti quei professionisti, che sulla scorta del principio monopolistico che ci assegna “de iure” la competenza sulla relazione geologica nulla fanno per creare valore percepibile per i loro clienti.
Quando le competenze, al contrario ti vengono riconosciute “de facto”, acquisti quella reputazione che ti consente di lavorare con decoro (e questo vale per tutte le professioni).
Per creare competenze “de facto” occorre una politica mirata anche a livello centrale: se negli ultimi 5 anni il mercato delle costruzioni e infrastrutture si è contratto del 60%, mentre le materie ambientali crescono a ritmo del 10/20% annuo, dove investiresti in formazione sul primo o sul secondo settore? Vedi una politica della formazione o dell’APC mirata? Io no.


Gianluca Maccarone
www.soiltestitalia.com