caro Enrico, non ti propino consigli o dritte ma ti sintetizzo brevemente la mia avventura vulcanologica in quel di Napoli nei lontani(?) anni 70.Mi sono laureato (insieme ad un mio grande amico, ora docente alla Federico II di Napoli) con tesi in Fisica del Vulcanismo (sorella di Vulcanologia) con argomento che trattava l'origine, l'evoluzione e tutta la fenomenologia pre e post eruttiva relativamente ai vulcani esistenti da Roma in giù fino al Canale di Sicilia e l'origine, l'accumulo e la liberazione (strain-stress) delle energie sottoforma di sismi(avremo esaminato forse migliaia di terremoti). E' stata una bellissima esperienza sotto l'aspetto umano e professionale. E' stata una sperimentale durata 2 anni con due campagne di ricerca all'Etna (dove ebbi modo di conoscere il "mitico" H.Tazieff con tutto lo staff vulcanologico della Sorbona) e alle isole Eolie (Vulcano in particolare). 20 giorni trascorsi al rifugio Sapienza, passeggiate di misura strumentale sulle lave ancora calde dell'eruzione del 1974, sistemazioni di array tripartiti a Serra la Nave, grotta delle femmine, Zafferana etnea; corse pazzesche su uno scassatissimo ford dell'Osservatorio Vesuviano tra i coni secondari dell'etna e slalom tra le bombone poste sul sentiero che da torre del filosofo portava al cratere di nord-est (affettuosamente chiamato il nordestino); enormi bevute di latte disintossicante che generosamente ci portava un ricercatore francese, di cui non ricordo il nome (il nomignolo era fanfan), dopo che incautamente avevamo sniffato...i vapori degli Hornitos.E la sera si faceva un bel falò nel campo dei francesi e si arrostivano fette di carne e di pesce spada comprato a Catania (allora costava la cifra pazzesca di 3000 lire il Kg!!). Questa è stata la parte pittoresca e più felice della mia vita da studente. dalla tesi venne fuori una previsione a medio termine (6 anni dal 1976 ma su un'area troppo vasta) su una futura liberazione di energia elastica che avrebbe interessato il basso tirreno (avvenne poi nel 1980).
ora mi occupo di tutt'altra cosa (sismologia e prospezioni geofisiche in particolare). Non sono pentito di quello che ho scelto di studiare e anzi, se potessi rinascere, rifarei esattamente le stesse scelte (almeno fino a 27 anni... poi le cose cambiano e troppo avrei da cambiare...). Non ti abbattere e vai avanti per la tua strada. Se ti è possibile, fai le cose che ti piacciono e che ti interessano e non temere: di buoni geologi si avrà sempre bisogno.
spero di averti riportato un pò su di morale con questi miei ricordi e considerazioni (forse un pochino retorici) e forza... tanto noi vecchiacci prima o poi andremo in pensione e se non ci sarete voi: che fine farà la geologia? la diamo tutta agli ingegneri ambientalisti e codazzi vari?!? (...e poi,"le cose se fatte con passione gratificano sempre" ci credi in quello che scrivi nelle tue frasi di saluto?)
con simpatia
ciao