Dalle parole del Prof. P.Paronuzzi, invece, ho capito quanto siamo anni luce indietro (a suo dire), nella verifica sulla stabilità dei versanti. Lui stesso (un geologo che insegna a Udine, agli ing ambientali) si è avvalso di due suoi studenti ing che ci hanno descritto la geologia del contesto...a parte questa "umiliazione", ho apprezzato moltissimo la sua ricostruzione (cui è arrivato dopo 13 anni di studi) e il giusto merito che ha dato a L.Broili (e qui michelec si commuoverà, a ragione). Preciso che concordo sulla necessità di superare l'approccio qualitativo; la quantificazione dello strain softening è la chiave per comprendere (e valutarla come tale) la sequenza degli errori commessi. Indipendentemente da quelli commessi da non geologi (ing progettisti,sade&C), ad esempio, non si è considerato nella giusta misura:
-rilievo+caratterizzazione geomeccanica delle famiglie di giunti;
-rilievo strutturale delle strie (slikensides) e delle pieghe;
-la caratterizazione geomeccanica degli ammassi rocciosi e della roccia intatta...
ma soprattutto l'associazione tra basso angolo d'attrito interno delle argille montmorillonitiche e l'alta permeabilità dell'ammasso..
Curioso il contrasto tra chi affermava l'assenza di fondi pubblici MIUR per lo studio del fenomeno ("non esiste ancora un modello idrogeologico", diceva) e il quadro (sebbene in divenire) fornito dal Prof. P.Paronuzzi che ci ha pienamente avvinti (pur bastonati wink ) alle sue spiegazioni. bravo


The road not taken
(Robert Frost)