D'altro canto, c'è un'ottima filosofia di fondo...
(http://www.hydroingea.it/la_filosofia.htm)
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"Il baobab nasce e cresce in un contesto in cui tutto il resto fatica solamente ad esistere. E' la sua presenza che, da sola, giustifica il semplice respiro vitale, l'esigenza innata alla sopravvivenza, l'adattabilità inconscia che trascina e scatena, che travolge e scavalca, ma non muore.
Per questo esso accosta il tratto netto del compasso: per una progettazione che si inquadra e non stravolge gli equilibri in atto, che si adatta all'ambiente senza sfidarlo, che valorizza e non scandalizza; ciò in qualsiasi situazione: la più difficile, la più imprevista."
Nel grande mosaico ambientale sono spesso evidenti strappi, più o meno grandi e profondi, spesso dovuti a tecniche inadatte ad uno sviluppo e ad una gestione territoriale sostenibile.
Da questa semplice ma significativa considerazione è nata in noi l’esigenza di una nuova metodologia di studio e di lavoro; il termine, da noi coniato, “geoengineering philosophy” vuole rappresentare il concetto dell'adeguato utilizzo del territorio in perfetta armonia con le opere ingegneristiche.
Perchè la sostenibilità ambientale deve essere una linea guida e non una soluzione, un parametro progettuale e non un vincolo.
Solo così l'opera diviene elemento di alta ingegneria e, sfida si, ma solo con noi stessi.
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Non so se mi si piega...