Scusa perchè? Le carte di pericolosità hanno funzione pianificatrice, cioè servono a porre vincoli all'edificazione, come prima forma di prevenzione e cioè limitare gli elementi esposti al "rischio". Che senso ha monitorare zone dove non esistono elementi esposti al rischio? In Abruzzo volevano monitorare il Paretone del Gran Sasso con spese elevatissime mentre le frane che insistono in centri abitati non vengono regolarmente monitorate. Dovemmo fare un convegno a posta su questo per far capire agli amministratori locali la differenza tra pericolosità e rischio al fine di evitare che le risorse vengano spese in maniera inopportuna grazie ai soliti approfittatori dell'ignoranza altrui.
http://www.ilquotidiano.it/articoli/2007...ente-gran-sassoComunque quelli sono indirizzi e certo sappiamo che se vengono prese alla lettera in considerazione le aree a rischio indicate dal PAI senza elaborane altre in maniera più dettagliata c'è il "rischio" di non collocare bene tali presidi. Inoltre il PAI spesso, almeno per quanto riguarda l'aspetto idraulico, non arriva dappertutto escludendo la rete idrica secondaria e molte località invece hanno la problematica principale proprio nella rete idrica secondaria. I presidi quindi vanno individuati in base all'esperienza locale che individua le aree che ripetutamente presentano determinati problemi ed in base anche alla convenienza logistica legata agli spostamenti di chi ne fa parte (Enti Pubblici e Privati, Corpi dello Stato, Volontariato... ecc.). A chi spetta organizzarli? "Le Regioni provvederanno ad organizzare un efficace ed efficiente servizio di presidio territoriale idrogeologico individuando i soggetti responsabili del coordinamento e della gestione del servizio stesso"... Lo ha fatto la Regione Sardegna? Ma quante Regioni in Italia lo hanno fatto? Comunque il punto focale e prioritario rimane la carenza della rete di monitoraggio pluvio-idrometrica in real-time e addirittura l'accesso libero a tali informazioni.