questo è il livello disponibile della scienza "oggi" se vi sembra poco....... (inadeguati, parziali miopi e anche un poco stupidi)
Scusa michelec ma non ho ben capito cosa intendi!
La Luna piena minchionò la Lucciola - Sarà l'effetto dell'economia, ma quel lume che porti è deboluccio... - Sì, - disse quella - ma la luce è mia! (Trilussa)
Scusa mccoy se fagocito dal tuo thread sulla matrice VFZ l'articolo della Castellaro ma credo che la lettura del capitolo 1.1 serva ad illustrare un parere autorevole sui punti critici delle analisi numeriche di RSL http://www.geologi.emilia-romagna.it/rivista/2011-43_Castellaro.pdf
in particolare mi preme riportare :"....................... Questo naturalmente non significa che non si debba continuare a lavorare sulle modellazioni numeriche: la ricerca deve concentrarsi su queste. Tuttavia i risultati che essa al momento fornisce non sono utilizzabili nella pratica applicativa quotidiana per l'ancora enorme incertezza dei risultati e per o costi economici e pratici richiesti dalla sua applicazione................"
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proprio quello che ho detto: il livello di "gnosi" è diciamo "basso" se poi con una serie di correlazioni programmini etc. vogliamo divertirci è un altro "film" tradotto "usiamo la massima umiltà sapendo di avere la certezza di sbagliare al 80-90%"
michele conti fatti non foste per viver come bruti ma per seguir virtute e conoscenza
usiamo la massima umiltà sapendo di avere la certezza di sbagliare al 80-90%"
Nonostante i dubbi e le certezze dei possibili ampi margini di errore degli studi di RSL la norma ci obbliga ad eseguire tali studi e di implementarli nella progettazione. Facendo quindi ciò che la legge impone, volevo sottoporre al vostro giudizio quanto di seguito allegato e descritto. Come accennato in alcuni post precedenti ho provato a “forzare” gli studi di RSL risolvendoli considerando il terreno una volta a comportamento non lineare e l’altra a comportamento lineare, successivamente ho estratto uno spettro in output “combinato” derivato dai due comportamenti (lineare-non lineare). Ho applicato tale artificio semplicemente per limitare il campo di indeterminazione del comportamento del terreno, anche se le differenze mi sembrano eccessive. Naturalmente la richiesta da parte del progettista di uno spettro normalizzato impone una scelta univoca tra uno dei due modelli.
Senza voler fare polemica e con il rischio di ripetermi ritengo che l’obbligo degli studi di RSL espone l’intero progetto ad una oggettiva pericolosità di sovradimensionare ovvero sottodimensionare l’opera e, per onestà culturale, sia il progettista che il committente dovrebbero almeno essere informati di tale pericolosità. La principale criticità della norma è rappresentata dal fatto che l’obbligo di eseguire gli studi di RSL ha insito in se la definizione di un modello sismico di sito che oggettivamente non è strettamente funzione del tipo e importanza dell’opera. Probabilmente l’obbligo degli studi di RSL sono legati ad una visione troppo geotecnica che la norma ha del problema; al contrario del modello geotecnico la definizione del modello sismico è solo in minima parte legato al tipo ed estensione di opera (profondità fondazione, tempi di ritorno) ma dipende da fattori che spesso non sono definibili (almeno complessivamente) per la stragrande maggioranza dei casi, sia per problemi di scala (profondità bedrock, geometria valli sepolte, incidenza dell'input ecc.) che di dettaglio (comportamento del terreno). Credo quindi che l’inserimento e l’obbligo di tali procedure (RSL) sia criticabile non solo perché tali procedure ci restituiscono risultati molto (troppo) incerti ma anche perché la filosofia stessa che sta dietro alla norma non è aderente al mondo reale, fatto di spese per le indagini che devono comunque essere commisurate anche e sopratutto all’importanza dell’opera (a parte casi particolari: frane faglie attive e capaci, forti eteropie di facies)
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AD, lo spettro combinato che hai ricavato in effetti costituisce un 'inviluppo' dei due. Diciamo comunque che a partire dei 0.4 s sono a tuti gli effetti pratici uguali, per cui rimane l'indecisione su quale dei due adottare. Come Mucciarelli ha sempre posto in evidenza, il modello lineare elastico è cautelativo e , se ci sono incertezze sulla corretta determinazione delle curve di degradazione, perché non utilizzarlo? Per le piccole costruzioni sarà meno oneroso che per le grandi. Pertanto, per le grandi costruzioni può convenire fare qualche prova ciclica di laboratorio. Nessuno poi ci proibisce di presentare entrambi gli spettri al progettista, di illustrarne chiaramente le differenze e di fare scegliere a lui, che è il responsabile del progetto. Questo credo sia il caso più onesto professionalmente e anche quello che ci cautela maggiormente dal punto di vista legale. Dopo tutto, come sappiamo non sempre insorgono fenomeni di non linearità. In conclusione, il mio parere è il seguente:
SI presentazione di entrambi gli spettri con scelta lasciata al progettista
NO all'inviluppo degli spettri
Un appunto sulla corretta definizione:
Lineare elastico= senza curve di degradazione Lineare equivalente= con curve di degradazione ,ma modello semplificato di non linearità Non lineare: con curve di degradazione e modello più rigoroso di non linearità (non adottato da Strata)
"Data speak for themselves" -Reverend Thomas Bayes 1702-1761 P(Ai|E)=(P(E|Ai)P(Ai))/P(E)
Concordo sull'opportunità di presentare entrambi gli spettri (probabilmente la doppia presentazione sarebbe sempre opportuna). Anche lasciare la scelta al progettista ritengo che sia giusto sia per far emergere chiaramente l'indeterminazione della metodologia sia per consentire un approccio adeguato al problema in relazione alle caratteristiche proprie della struttura in esame.
Grazie per l'appunto
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Ci sarebbe anche un ulteriore particolare da sottolineare per l'eventuale utilizzo del modello 1D: non viene contemplata la componente verticale del moto ciao a tutti
Non c'è dubbio, ma passando a modelli 2D e 3D aumentano le incognite, gli oneri e non è certo che i risultati siano maggiormente aderenti alla realtà, certo non valutiamo la componente verticale, ma oggettivamente la norma raramente impone di definirla. Passare a modelli superiori non per motivi geologici ma solo per cercare di definire la componente verticale credo che non ci aiuterebbe per i soliti motivi di eccessiva quantità di dati di input indeterminabili per progetti normali.
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Non so se sia corretto riportare quanto segue nella presente discussione ma procedo. Facendo riferimento al riassunto della giornata formativa di Bologna "Dialogo sulla modellazione numerica di RSL" con Silvia Catsellaro http://www.geoforum.it/ubbthreads.php?ubb=showflat&Number=134567&page=5 postato gentilmente da mccoy e riallacciandomi a (sempre di Silvia Castellaro)
Originariamente inviato da: AD70
......... Questo naturalmente non significa che non si debba continuare a lavorare sulle modellazioni numeriche: la ricerca deve concentrarsi su queste. Tuttavia i risultati che essa al momento fornisce non sono utilizzabili nella pratica applicativa quotidiana per l'ancora enorme incertezza dei risultati e per o costi economici e pratici richiesti dalla sua applicazione................"
di seguito faccio alcune considerazioni forse speculative visto che non ero presente a Bologna.
Originariamente inviato da: mccoy
GLi accelerogrammi 'A' dei database non corrispondono effettivamente a stazioni poste su roccia (non fratturata) che in Italia sono pochissime. In effetti non si sa su quale successioni siano le stazioni, alcune si trovano su strutture e dighe. L'accelerogramma 'A' è semplicemente un accelerogramma il cui spettro è riconducibile a quello di normative per categoria di terreno A.
Potrebbe questo aspetto invalidare gli accelerogrammi di input, se non siamo su roccia probabilmente il segnale è modificato in funzione della locale successione stratigrafica naturale o antropica (postazioni su strutture e dighe!). In pratica il segnale originario sarebbe già significativamente modificato dalla funzione di trasferimento del sito della stazione.
Originariamente inviato da: mccoy
Le validazioni dei metodi si basano su considerazioni a posteriori
Questo è l’aspetto più inquietante, è come una pietra tombale, almeno per noi professionisti. A mio avviso basterebbe questo per motivare una modifica degli attuali approcci imposti dalla norma.
Originariamente inviato da: mccoy
Le curve di smorzamento di letteratura si basano su campioni di laboratorio che interessano solo la piccolo scala e non la grande scala, tipica delle frequenze basse e medie (e anche medio-alte). Le curve nonlineari inoltre nel metodo EQL non sono in funzione della frequenza, mentre dovrebbero esserlo.
Questo potrebbe essere il motivo per cui non siamo in grado di definire a priori se possono o meno innescarsi fenomeni di non linearità durate i terremoti? Un provino in laboratorio si comporta in un certo modo che può essere diverso dal terreno in sito (visto le scale differenti)?
Originariamente inviato da: mccoy
I metodi 2D e 3D sono affliti da tante incertezze da risultare poco realistici. Questi metodi all'estero vengono eseguiti generalmente da consulenti iperspecialistici (generalmente professori e ricercatori).
Che dire, aumentando le D aumentano le incognite e quindi le incertezze finali (in relazione anche al fatto che difficilmente possono essere definite tutte le incognite)
Originariamente inviato da: mccoy
Spettro H/V da HVSR equivalente in frequenza alla funzione di amplificazione da RSL, il che può costituire un metodo di controllo e poco o per niente sensibile alle frequenze di input
Probabilmente è l’unico controllo che possiamo avere sui nostri studi di RSL (anche se forse questa equivalenza è rigorosamente rispettata solo per funzioni di trasferimento relative a RSL con metodo lineare elastico?)
La Luna piena minchionò la Lucciola - Sarà l'effetto dell'economia, ma quel lume che porti è deboluccio... - Sì, - disse quella - ma la luce è mia! (Trilussa)
Spettro H/V da HVSR equivalente in frequenza alla funzione di amplificazione da RSL, il che può costituire un metodo di controllo e poco o per niente sensibile alle frequenze di input
Probabilmente è l’unico controllo che possiamo avere sui nostri studi di RSL (anche se forse questa equivalenza è rigorosamente rispettata solo per funzioni di trasferimento relative a RSL con metodo lineare elastico?)
Sì, il controllo andrebbe effettuato sull'analisi LE e non quella EQL
"Data speak for themselves" -Reverend Thomas Bayes 1702-1761 P(Ai|E)=(P(E|Ai)P(Ai))/P(E)