In generale:
"siamo nani sulle spalle di giganti"
dicevano, nel lontano XII secolo i filosofi della scuola di Chartres. E spiegavano:
Ognuno che indaga la natura, può guardare solo a breve distanza, ma se si arrampica sulle "spalle" delle conoscenze precedenti, dei ricercatori venuti prima di lui, può spingere il proprio sguardo un po' più in là dei predecessori, e fare nuove scoperte.
Gemiale, poetica intuizione di quella che è la base fondamentale del "fare ricerca".
Da allora, in più di otto secoli di "interpretazione della Natura", di strada ne abbiamo macinata tanta, e i "giganti" sono divenuti solide costruzioni con basi teoriche condivise e piani e scale ormai consolidati e affidabili.
Rinunciare a tutto ciò per ripartire da terra, col piccolo sguardo ristretto del singolo uomo, oggi come oggi oltre che anacronistico mi pare improduttivo. Se non presuntuoso...
Aggiungo: i blocchi tondi in cresta possono essere anche legati a alterazione profonda di una roccia acida, in un clima diverso da quello attuale, in particolare caldo-umido tropicale come quello del Pliocene, ben dimostrato da noi dalle faune a mammiferi e dai pollini fossili.
Oppure essere il residuo di paleovalli fluviali che oggi si trovano sulle creste a causa della successiva escavazione del reticolato fluviale attuale (con una inversione delrilievo vera e propria).
Oppure essere state lasciate da lingue glaciali diffluenti o transfluenti, in fasi in cui il livello locale del ghiaccio era più alto di quello della sella/cresta su cui si trovano i blocchi stessi (che in questo caso sarebbero "erratici").
Ti bastano come opzioni?