Scrivere un articolo dove si dipinge come una eccezionale realizzazione l'avere speso pochissimo in indagini per un insediamento non proprio modesto e in presenza di una frana quiescente mi sembra che sia molto controproducente per la professione.
Stiamo forse tornando indietro di anni e anni? A parte forse la geofisica (però neanche gran che, una rifrazione e basta).
Luca nel particolare non mi soffermerei più di tanto sul caso specifico, anche perché mi è capitato altre volte di leggere scritti di Romolo che mi sembrano spesso circostanziati e ben fatti.
Cercherei però di trarre beneficio dall'approccio di tipo geologico puro.
Ritengo infatti che non dimenticandoci di essere dei "naturalisti" talvolta con un buon rilevamento geologico e geomorfologico, abbiamo la capacità di permette di determinare la campagna geognostica "ad hoc", cosa che nessun'altra figura professionale ha la formazione per fare. In quest'ottica lo scritto di Romolo dovrebbe stimolarci a mettere al massimo a frutto le nostre specifiche competenze che in molti casi ci potrebbero permettere di elevarsi rispetto ad altre figure "improvvisate" cui sono state attribuite competenze e responsabilità (soprattutto).
Ovviamente se ci limitiamo ad andare al ribasso e basta si può solo sprofondare nella bolgia, ma lo spirito del naturalista non ci dovrebbe abbandonare.