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Buongiorno, qualcosa mi sfugge....mi pare strano, anche sulla scorta di altri PAI, che in frana attiva non ci siano vincoli da parte del PAI del Tevere o dello strumento urbanistico comunale rispetto alla nuova edificazione...è veramente molto strano ti consiglio di indagare bene. Devo dirti la verità, credo sia proprio l'ora di smettere di andare a costruire sulle frane attive vuol dire proprio andare a cercarsele con il lanternino. Se comunque fosse realmente permesso (dubito) credo che come minimo la stessa Autorità di Bacino vorrà esprimersi prima su un intervento di messa in sicurezza che porti a seguito dello stesso ad una deperimetrazione dell'area perché torno a dirlo nuova edificazione su frana attiva è molto, troppo strano. Io fossi in te mi muoverei in questo senso. Se proprio dovete farli lì i fabbricati, verifica preliminarmente la fattibilità tecnico-economica di un intervento di messa in sicurezza dell'area con la speranza che tu possa convincere l'AdB poi solo dopo potrai pensare ai fabbricati. Te lo dico perché in genere funziona così nelle aree a pericolosità elevata quindi a maggior ragione nelle frane attive...da noi sarebbe zona non edificabile. Un saluto
Fa' sempre la cosa giusta.
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Ragazzi senza tanti se, ma e però su di una frana attiva non si deve costruire e nemmeno su di una frana potenziale che si estende al di fuori della proprietà del committente e pertanto non consolidabile a spesa ed opera dallo stesso.
Una cosa è non accorgersi della instabilità di una zona e subirne le conseguenze, una cosa è andare a cercare coscientemente le disgrazie proprie ed altrui ed affidarsi alla sorte, o peggio ancora all'assicurazione professionale perchè questo sarebbe secondo me disonesto e perseguibile ( i legali delle assicurazioni non sono degli sprovveduti e se si accorgono del giochetto potrebbero non solo non pagare ma anche prendere iniziative legali in sede penale).
Anche per noi geologi vale il detto valido per i medici che suona pressapoco così: il medico compiacente rende la piaga purulenta.
In 50 anni di geologia attiva ho visto colleghi finire male
Per concludere vi consiglio di andare a leggere l'articolo 426 del Codice Penale inerente a Inondazione, Frana e Valanga oltre che gli articoli n.427,n.434.
Parafrasando Dante: Nati non fummo per vivere come bruti ma per seguire virtute e conoscenza, e non per sfidare la sorte e giocare a rimpiattino fra norme, corresponsabilità e furbate varie destinate prima o poi a rovinare la onorabilità della nostra professione e di quella dei singoli.
Ultima modifica di Antonio Scaglioni; 06/03/2014 17:06.
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Attenzione: si fanno indagini anche per la bonifica di frane attive con risagomatura del versante, oppure paratie e altre opere in cls. armato.
Non è detto che poi si edifichi su tale frana bonificata o consolidata e spesso si tratta di opere non residenziali ma lavori che necessitano di indagine ce ne possono essere di varie tipologie.
Detto questo anche a me sembra strano che si facciano progetti di nuovi insediamenti in aree davvero interessate da ampi fenomeni franosi. Ma le speculazioni (o i tentativi) esistono come sappiamo...
"Data speak for themselves" -Reverend Thomas Bayes 1702-1761 P(Ai|E)=(P(E|Ai)P(Ai))/P(E)
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Esperienza recente diretta: costruzione di un edificio residenziale (di valore) su di un pendio dove appena a monte era segnalata sulle carte una vecchia frana (oramai stabilizzata). Appena fatta la platea i proprietari sono stati avvertiti del rischio, quindi i lavori sono stati sospesi per monitorare il pendio (che lotta convincere l'ingegnere!!). Dopo alcuni mesi senza che si siano registrati movimenti i lavori sono ripresi. Una volta giunti alla copertura, anche a causa del terribile maltempo di inizio anno, la frana a monte si è riattivata e sta trascinando a valle la nuova costruzione (200.000 mila euro). Nuovo monitoraggio: superficie di scivolamento a -8 m dal p.c.; substrato a -22 m. Il proprietario piange e si mangia le mani per non averci ascoltato (il mio socio in particolare). Io credo che il costo per arginare il fenomeno superi il valore del manufatto. Quindi su con le orecchie! Sto periodo ho visto frane molto vecchie riattivarsi, complice come già detto il metro (sic!) di acqua caduta in 50 giorni (probabilmente già messo in crisi dagli ultimi inverni piovosi)
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Iscritto: Apr 2005
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chiedo scusa ma non mi è chiara la tempistica degli eventi....: perchè i proprietari sono stati "avvertiti" del rischio solo dopo aver fatto la platea e non prima, come lascerebbe evincere quanto scritto? Nella relazione non era stata presa in esame tale situazione locale(oppure era stata sottovalutata)? Ovvero, da quanto da te scritto, sembrerebbe che il Geologo abbia, in relazione, messo correttamente in guardia il progettista da tali rischi e che lui, invece, li abbia poi trascurati; è questo il perchè del termine "convincere" l'ing.? Il proprietario adesso piange, ma credo che sarà anche qualcun'altro a fargli compagnia, fra poco....... o sbaglio? Forse ho inteso male gli eventi.....
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Molino, il mio socio si stava occupando della paleofrana a monte, ed ha messo in guardia l'ingegnere responsabile. A titolo di informazione. Non ho volutamente tirato in ballo il geologo responsabile, poichè volevo incentrare la questione sul prestare molta ma molta attenzione nelle aree con dissesti diffusi segnalati. Del resto errori ne possono far tutti. Per inciso sto seguendo personalmente un caso analogo: scavo per cantina durante le forti piogge di novembre e gennaio in zona con paleofrana. Versante partito e casa limitrofa in movimento. Su pendenze di 5-6°. Neanche io potevo immaginare potesse succedere una cosa simile. Per fortuna difendo la controparte. Però stiamo attenti, talora non è facile prevedere i disastri, abbiamo un sacco di responsabilità e l'errore è li, all'angolo. E col senno di poi è facile dar giudizi un saluto
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Nel pai Tevere sono chiari i vincoli relativi alle area a rischio frana (R3 ed R4), ma non altrettanto lo sono quelli per gli interventi nelle frane dell'inventario (frane attive, stabilizzate etc...) Confermando quanto detto da Sandro spesso capita che le area a rischio siano classificate come tali da foto-interpretazione e non di rado capita che queste siano scarpate con forte acclività totalmente stabili.
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Molino, il mio socio si stava occupando della paleofrana a monte, ed ha messo in guardia l'ingegnere responsabile. A titolo di informazione. Non ho volutamente tirato in ballo il geologo responsabile, poichè volevo incentrare la questione sul prestare molta ma molta attenzione nelle aree con dissesti diffusi segnalati. Del resto errori ne possono far tutti. Per inciso sto seguendo personalmente un caso analogo: scavo per cantina durante le forti piogge di novembre e gennaio in zona con paleofrana. Versante partito e casa limitrofa in movimento. Su pendenze di 5-6°. Neanche io potevo immaginare potesse succedere una cosa simile. Per fortuna difendo la controparte. Però stiamo attenti, talora non è facile prevedere i disastri, abbiamo un sacco di responsabilità e l'errore è li, all'angolo. E col senno di poi è facile dar giudizi un saluto sono assolutamente d'accordo con te, questa professione è troppo soggetta e/o condizionabile da elementi e/o circostanze "collaterali"; è per questo che non ho mai avuto intenzione di esprimere un giudizio su quanto riportato. Saluti
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condivido quanto detto da Geodario ma qualche paletto devi metterlo e non giustificare i soliti magliari da 100 euro al colpo ....
michele conti fatti non foste per viver come bruti ma per seguir virtute e conoscenza
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"questa professione è troppo soggetta e/o condizionabile da elementi e/o circostanze "collaterali".
Bisogna rifiutare risolutamente questa condizione.
Meglio farsi venire il complesso di Cassandra che correre il rischio di sputtanarsi professionalmente e rovinarsi economicamente.
Lo so che è dura e non tutti hanno la fortuna che ho avuto io di trovarmi nella condizione di operare sia in pianura che i montagna e per non essere condizionato avere la possibilità di operare solo in pianura.
Ultima modifica di Antonio Scaglioni; 07/03/2014 14:47.
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