Ma hai ragione, è assurdo, è tutto un raffazzonamento a destra e a manca. Ovviamente io parlavo strettamente degli elementi in gioco nel processo, dove si è dato molto peso al fatto dello scarico, che è quello che ha influito nella percezione delle persone e quindi nella condanna. Come diceva Boschi nei commenti su Le Scienze, è vero che i sismologi sono la parte più pulita nella storia. Hanno pagato la somma delle inadeguatezze, delle mancanze (compreso il dolo praticato negli anni) e delle stupidità degli altri, tra cui anche la cattivissima gestione della comunicazione da parte della Protezione Civile (ricordiamoci che in televisione è apparso anche il vicepresidente della Protezione Civile che straparlava di "gli esperti mi confermano"; si, l'ha "detto al Sindaco di Sulmona", ma non si può lasciare all'interpretazione delle persone il capire a quale situazione si stesse riferendo, nè si può abbandonare il messaggio alla discrezione dei giornalisti nel fare tagli e montaggi. Le dichiarazioni in conferenza stampa, poi, riportate nell'articolo sopra, non vanno in direzione diversa, anzi. E in conferenza stampa c'era anche il Sindaco, che quindi non ha solo partecpiato alla riunione, ma ha accolto pure lui il messaggio di De Bernardinis - "non ci aspettiamo una crescita di magnitudo" ecc. - per poi passarlo alla Pezzopane.)
Io non so se il giudice d'Appello vorrà stabilire dinuovo nessi, mi auguro proprio di no - la Galluccio ne spiega l'insensatezza anche dal punto di vista giuridico - ma la posizione degli esperti comunque ne prescinde, sia perché la comunicazione non era loro compito e responsabilità, sia perché in ogni caso le loro dichiarazioni sono scientificamente corrette. Spero che il giudice sappia e voglia comprenderlo.

Riguardo alla sede del processo, non si possono che condividere le parole di chi ci guarda dall'estero: da un' intervista a Tom Jordan:

D.: Una sentenza del genere sarebbe stata possibile in Usa?

R.: «No, il processo è stato celebrato all’Aquila da un pubblico ministero e un giudice entrambi di quella città: un chiaro conflitto d’interessi. Il sistema giudiziario americano non avrebbe mai consentito a scienziati che lavorano per il bene pubblico di essere processati e giudicati da individui coinvolti personalmente nella tragedia e quindi prevenuti. Spero che questa condanna sarà revocata in appello in una corte meno parziale».

Purtroppo non sarà così. Mi auguro che la corte sappia comunque essere imparziale.