No, fermo.... non ci siamo... i prismi accrezionali sono le grandi serie sedimentarie che si formano nel forearc, cioè la zona di compressione tra la fossa e l'arco magmatico....
Si, ho inteso male io, pensavo ti riferissi alle coltri basaltiche di lava molte estese e spesse, che contraendosi si raffreddano lentamente dando origine ai prismi esagonali a forma colonnare.
A parte che si dovrebbe parlare di fissione nucleare, è sempre un problema di diagramma di stato di una roccia a composizione mantellica. Qui non si va sul “credo o non credo”, si cercano i diagrammi di stato e si deduce che temperatura ci vuole per iniziare una fusione parziale (e quanto parziale, particolare di non trascurabile importanza ai fini di composizione, temperatura e viscosità del magma) Dove trovarli di aggiornati non so.
Ecco, qui l'argomento diventa molto intrigante e l'ipotesi del georeattore a fissione nucleare nel nucleo interno solido, è proprio l'oggetto del mio prossimo topic!

Comunque intendevo dire che il magma fuoriuscente dalle dorsali oceaniche, dovrebbe essere alimentato dai processi di disintegrazione radioattiva che appunto, "dovrebbero" continuare anche quando gli oceani si fossero prosciugati.
Innanzitutto la fossa oceanica è una cosa e la zona di subduzione un'altra. Poi le zolle subdotte prima o poi vengono digerite dal mantello. Ma la questione è: senza produzione di nuova crosta nelle dorsali oceaniche o con una produzione rallentata di parecchio, altri fenomeni come lo slab-pull basterebbero a far muovere le placche? Vedi
http://aldopiombino.blogspot.it/2013/06/il-carburante-della-tettonica-placche-2.html Giusta la precisazione, io in effetti intendevo la "zona" di subduzione dove la litosfera oceanica si insinua sotto a quella continentale o sotto ad altra litosfera oceanica (formazione in questo caso di arco insulare vulcanico),
secondo il piano di Benioff.
Ma le zone di subduzione si trovano in corrispondenza delle fosse oceaniche, giusto?
Come dici giustamente, le zolle subdotte dovrebbero venire completamente fuse nell'astenosfera ad una profondità massima di circa 700 Km, non so dire però se verrebbero trainate più in basso, ma la vedo molto dura.
Lo slab-pull che tu dici, o "effetto trascinamento" della litosfera più fredda, quindi più pesante, di tutta la superficie litosferica retrostante delle varie placche, secondo me - ma è una mia ipotesi personale - dovrebbe continuare ugualmente ancora per un certo tempo (quanto non so, forse qualche milione di anni ancora), certamente fortemente rallentata per la mancanza di acqua che funge da lubrificante, fino all'ispessimento (per raffreddamento) della crosta per il rallentamento dei moti convettivi del mantello superiore.
Però mentre nel mantello superiore il rallentamento dei movimenti litosferici, causa la mancanza d'acqua, dovrebbe causare la contrazione e quindi l'ispessimento della crosta superficiale, nelle regioni più profonde del mantello, almeno al di sotto della quota di 400-700 Km, quindi nell'astenosfera-parte soprastante delle mesosfera, dovrebbero ancora avvenire i movimenti convettivi di materia, causa il calore del nucleo interno-esterno più vicino a quella zona.
Insomma, io non credo che i movimenti litosferici termineranno del tutto quando gli oceani si saranno prosciugati, rallentati sicuramente, ma non fermati completamente, almeno fino all'esaurimento totale del calore interno e quindi dei moti convettivi del mantello.
La teoria secondo cui parte della litosfera subdotta, riesca a farsi strada fino alla discontinuità di Gutenberg al confine mantello-nucleo esterno per essere definitivamente distrutta, la vedo molto traballante e personalmente ci credo poco o per nulla.
QUI ho trovato un articolo interessante.
Perché, data l'altissima pressione al confine mantello-nucleo, circa 1.4 milioni di atmosfere, la materia nelle regioni sovrastanti (quindi nella mesosfera che secondo le onde sismiche sarebbe allo stato solido) dovrebbe deve avere una densità ed una compattezza tale, che non vedo proprio come una lastra di basalto, per quanto densa, possa sfondare e farsi strada attraverso le durissime rocce silicee polimorfe a struttura cubica (per meglio sopportare le pressioni crescenti) come la perovskite e altre fasi di transizione dell'olivina.
Cosa ne pensi?
Grazie per il l'articolo che hai pubblicato, è molto interessante! L'ho letto un po' di corsa, ma lo voglio leggere con attenzione.